Una ricerca di Babbel for Business, realizzata con l’istituto Censuswide, approfondisce la percezione degli italiani sulle chiacchiere informali in contesti professionali
Lo small talk, le chiacchiere leggere e informali, sta acquisendo sempre più importanza come leva strategica nel contesto lavorativo moderno, in particolare per lo sviluppo del networking. Quasi otto italiani su dieci (77%) avviano regolarmente questo tipo di conversazioni sul posto di lavoro, con una lieve prevalenza della componente maschile (79%) rispetto a quella femminile (75%).
Babbel for Business, soluzione per la formazione linguistica aziendale, ha approfondito come viene percepito losmall talk in ambito lavorativo con una ricerca condotta da Censuswide1, analizzando anche il diverso modo in cui viene percepito nel mondo.
Small talk: una soft skill strategica per le nuove generazioni
L’analisi rivela un disallineamento generazionale nell’approccio e nella percezione di questa pratica comunicativa. La Generazione Z si distingue come il gruppo più proattivo: la quasi totalità dei rispondenti (96%) dichiara di scambiare convenevoli con i colleghi, con oltre un quarto (27%) che lo fa su base quotidiana.
Per la Gen Z, lo small talk è percepito non come un passatempo, ma come una competenza cruciale; bensei intervistati su dieci (60%) di questa fascia anagrafica concordano nel definirlo una skill imprescindibile per l’espansione del proprio network professionale. Questa visione contrasta con l’approccio dei Baby Boomer, tra i quali la percentuale di chi si dedica a conversazioni informali in ufficio scende al 60%.
Nonostante il generale apprezzamento per i benefici relazionali, il 37% degli italiani ritiene questa tipologia di scambi sul lavoro una perdita di tempo che potrebbe essere impiegata in modo più produttivo, mentre il 34% segnala la superficialità intrinseca dello small talk.
Millenial: promotori del clima aziendale positivo
I Millennial emergono come i principali promotori del benessere aziendale attraverso le conversazioni informali. Il 61% sottolinea come le chiacchiere nei corridoi siano un elemento essenziale per promuovere un’atmosfera lavorativa positiva e inclusiva. Inoltre, più della metà dei rispondenti di questa generazione (55%) trova più naturale e semplice impegnarsi in questa tipologia di dialogo in un contesto professionale piuttosto che privato, evidenziando la propria capacità di utilizzare la conversazione come strumento di integrazione e facilitazione lavorativa.
Un aspetto trasversale a Millennial e Gen Z è il ruolo dello small talk nell’alleggerire le tensioni: il 60% riconosce che queste interazioni contribuiscono a ridurre le tensioni e ad attenuare l’impatto di riunioni o sessioni di lavoro particolarmente intense.
“I dati raccolti indicano che la gestione efficace dello small talk è ormai percepita come una soft skill rilevante per la crescita professionale. Le generazioni più giovani, in particolare, ne riconoscono il valore come strumento per costruire connessioni e facilitare la collaborazione, pur preferendo argomenti di conversazione diversi rispetto alle generazioni precedenti: oggi lo small talk si è evoluto, andando oltre i classici temi come il meteo. Le organizzazioni che investono in queste competenze migliorano la qualità del lavoro di squadra e la capacità dei propri talenti di muoversi in ecosistemi globali e linguistici complessi” dichiara Maren Pauli Capo della Didatticadi Babbel for Business.
La percezione delle potenzialità professionali dello small talk è fortemente influenzata dal contesto geografico e culturale. In Germania, ad esempio, prevale una comunicazione più diretta e le conversazioni informali non strettamente legate all’ambito lavorativo vengono talvolta avvertite con maggiore scetticismo. Al contrario, in Paesi come Stati Uniti e Regno Unito, il dialogo informale è tradizionalmente più integrato nella fase iniziale di un rapporto professionale. Per quanto riguarda culture come quella giapponese, invece, le interazioni sono strettamente regolate dalla gerarchia e dall’armonia (“wa”), e l’informalità deve essere gestita con estrema cautela per non violare il codice di condotta.
Questa eterogeneità sottolinea come la formazione linguistica e culturale non debba focalizzarsi solo sulla grammatica, ma anche sulla padronanza dei registri comunicativi informali, essenziali per un networking efficace a livello internazionale.
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1 La ricerca è stata condotta da Censuswide su un campione rappresentativo a livello nazionale di 1.000 rispondenti italiani maggiorenni nel mese di giugno 2025. Censuswide rispetta e impiega membri della Market Research Society e segue il codice di condotta della MRS e i principi ESOMAR.




















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