Aprire una società online in Italia: possibile dal 2021, ma quasi nessuno lo sa

Oltre 120.000 società di capitali costituite in Italia nel 2024, ma solo l’1% da remoto. LexDo.it rompe il muro della burocrazia con 2.000 costituzioni digitali nel 2025 e 6 milioni di euro risparmiati dagli imprenditori italiani.

Dal 2021 esiste una legge che permette di aprire una società interamente online in Italia, con atto notarile firmato in videoconferenza. Una rivoluzione silenziosa, passata quasi inosservata. I numeri lo confermano: secondo i dati Movimprese di InfoCamere, nel 2024 sono state costituite oltre 120.000 società di capitali nel nostro Paese, ma appena l’1% circa – poco più di mille imprese – ha scelto la procedura da remoto. Il restante 99% ha seguito la strada tradizionale, con spostamenti, appuntamenti fisici dal notaio, costi maggiorati e tempi dilatati.

Eppure la normativa c’è, nero su bianco. Il D.Lgs. 183/2021, che recepisce la Direttiva UE 2019/1151, ha aperto la porta alla costituzione societaria digitale. Ma la porta è rimasta socchiusa, con pochi che ne conoscono l’esistenza e ancora meno che ne approfittano. Nel 2025, però, qualcosa sta cambiando. LexDo.it, la prima piattaforma digitale italiana dedicata all’apertura, gestione e crescita di nuove attività imprenditoriali, ha superato la soglia delle 2.000 società costituite interamente online dall’inizio dell’anno. Quasi il doppio rispetto all’anno precedente, un segnale che la costituzione digitale sta finalmente prendendo piede.

Sei milioni di euro risparmiati nel 2025

I numeri di LexDo.it non raccontano solo una crescita di volume, ma anche un impatto economico concreto. Il risparmio totale stimato per le imprese che hanno scelto la procedura di costituzione digitale tramite la piattaforma nel 2025 si attesta a circa 6 milioni di euro. Denaro che non è finito nelle pieghe della burocrazia, ma è rimasto nelle tasche degli imprenditori per investimenti, assunzioni, sviluppo del business.

E questo è solo l’inizio. Secondo una ricerca condotta da LexDo.it, se tutte le società di capitali neo-costituite in Italia adottassero la costituzione digitale, il risparmio complessivo supererebbe i 300 milioni di euro all’anno. Trecento milioni che oggi vengono assorbiti da consulenze, spostamenti, tempi morti, adempimenti che potrebbero essere drasticamente semplificati. Risorse che farebbero la differenza per migliaia di startup, PMI e progetti imprenditoriali.

La burocrazia italiana: un fardello da 4.000 euro

L’Italia non è un Paese facile per chi vuole fare impresa. Secondo Eurostat, con oltre 4,5 milioni di imprese attive, il nostro Paese rimane tra i più complessi e costosi d’Europa per avviare un’attività. I costi medi di apertura superano i 4.000 euro, tra bolli, imposte, onorari notarili, consulenze commercialiste e legali. Cifre che scoraggiano molti aspiranti imprenditori o che assorbono una fetta consistente del capitale iniziale.

“Ancora oggi molti imprenditori si recano in un’altra città o addirittura prendono un aereo per firmare un atto che si potrebbe fare in videoconferenza,” spiega Giovanni Toffoletto, CEO e fondatore di LexDo.it. “Fa parte dei tanti ostacoli burocratici per chi vuole creare un’impresa, che come LexDo.it vogliamo contribuire a eliminare.”

Il confronto con altri Paesi europei è impietoso. Nel Regno Unito, aprire una società online costa 50 sterline complessive, poco più di 60 euro. In Italia, solo tra bolli e imposte per costituire una Srl si superano i 600 euro, a cui vanno aggiunti i costi per consulenti, notai e altri professionisti. La digitalizzazione della procedura riduce drasticamente questi costi, eliminando spostamenti, riducendo i tempi e ottimizzando le spese professionali.

Una normativa del 2021 ancora poco conosciuta

La Direttiva UE 2019/1151, recepita in Italia con il D.Lgs. 183/2021, ha introdotto la possibilità di costituire società di capitali interamente online, con atto notarile stipulato in videoconferenza. Una norma moderna, allineata agli standard europei, che avrebbe dovuto rivoluzionare il modo di fare impresa nel nostro Paese. Invece, quattro anni dopo, la percentuale di utilizzo rimane marginale.

“La normativa del 2021 è stato un primo passo decisivo verso la modernizzazione del sistema, ma da allora non si è andati oltre,” afferma Toffoletto. “L’Italia è rimasta ferma, e le imprese continuano a pagare il prezzo di una burocrazia tra le più costose d’Europa.”

Il problema non è solo normativo, ma culturale e informativo. Molti aspiranti imprenditori ignorano l’esistenza di questa possibilità. Commercialisti e notaio, abituati alle procedure tradizionali, non sempre propongono l’alternativa digitale. Le Camere di Commercio e le istituzioni non hanno promosso attivamente la novità. Il risultato è che una legge potenzialmente rivoluzionaria rimane sulla carta, inutilizzata dalla stragrande maggioranza dei suoi potenziali beneficiari.

LexDo.it: l’unica piattaforma completa

Fondata nel 2015 da Giovanni Toffoletto, LexDo.it è oggi l’unica piattaforma italiana che offre un servizio di costituzione societaria interamente online. La promessa è semplice: permettere a chiunque di diventare imprenditore in Italia senza perdersi nei buchi neri della burocrazia. Tutto da remoto, in videoconferenza, con assistenza legale e contabile integrata.

La piattaforma conta oltre 400.000 utenti registrati e ha già assistito più di 6.500 imprese nella fase di apertura. Ma non si limita alla costituzione: offre un ecosistema completo per gestire e far crescere l’attività, dalla gestione amministrativa alla consulenza fiscale, dalla contrattualistica agli strumenti digitali per l’operatività quotidiana.

Il risparmio stimato per chi utilizza LexDo.it supera i 3.000 euro nel primo anno di attività, grazie all’integrazione di servizi digitali e all’efficienza delle procedure. Un vantaggio competitivo significativo, soprattutto per startup e piccole imprese che devono ottimizzare ogni risorsa.

Crescita e investimenti: 1,7 milioni di euro e 100 dipendenti

Per sostenere la crescita e l’evoluzione tecnologica della piattaforma, LexDo.it ha recentemente chiuso un round di finanziamento da 1,7 milioni di euro. Le risorse saranno destinate allo sviluppo di nuove funzionalità, al potenziamento dell’infrastruttura tecnologica e all’espansione del team. L’obiettivo è raddoppiare l’organico fino a circa 100 persone entro la fine del 2025, rafforzando le competenze legali, contabili, tecnologiche e di customer service.

La startup è stata riconosciuta dal Financial Times Innovative Lawyers Report ed è stata premiata da StartupItalia! come eccellenza legaltech italiana. Riconoscimenti che testimoniano l’innovazione portata nel settore e l’impatto concreto sulla semplificazione dell’accesso all’imprenditorialità.

Il potenziale inespresso della digitalizzazione

Se LexDo.it ha costituito 2.000 società online nel 2025 e il totale nazionale di costituzioni digitali si aggira intorno all’1% delle 120.000 società create, significa che il 99% degli imprenditori italiani continua a seguire procedure obsolete, costose e inefficienti. Il potenziale di crescita è enorme.

Immaginiamo cosa accadrebbe se anche solo il 10% delle nuove società optasse per la costituzione digitale: 12.000 imprese all’anno, con un risparmio complessivo stimato di decine di milioni di euro. Risorse che potrebbero tradursi in nuovi posti di lavoro, maggiori investimenti in innovazione, espansione più rapida. Un circolo virtuoso che parte dalla semplificazione burocratica e arriva a un ecosistema imprenditoriale più dinamico e competitivo.

Le resistenze culturali e professionali

Perché, nonostante i vantaggi evidenti, la costituzione digitale stenta a decollare? Le cause sono molteplici. Innanzitutto, c’è una resistenza culturale: aprire una società è percepito come un momento solenne, che richiede la presenza fisica, la firma davanti al notaio, la ritualità dell’atto pubblico. Passare al digitale significa abbandonare questa percezione, affidandosi a una videochiamata e a una firma elettronica qualificata.

In secondo luogo, molti professionisti – notai, commercialisti, consulenti legali – sono ancora legati alle procedure tradizionali, per abitudine, per mancanza di formazione specifica sulla normativa digitale, o semplicemente perché il modello di business consolidato funziona. Promuovere la costituzione online significherebbe, in alcuni casi, ridurre il proprio fatturato o modificare radicalmente il modo di lavorare.

Infine, c’è un problema di informazione e comunicazione. Le istituzioni non hanno fatto abbastanza per diffondere la conoscenza della normativa. Le Camere di Commercio, che potrebbero essere il principale canale informativo, non hanno promosso attivamente la possibilità. Il risultato è che molti aspiranti imprenditori scoprono l’esistenza della costituzione digitale solo per caso, spesso troppo tardi rispetto al processo di apertura già avviato.

Il confronto europeo: l’Italia è in ritardo

In diversi Paesi europei, la costituzione societaria online è la norma, non l’eccezione. Nel Regno Unito, come già ricordato, il costo è di 50 sterline e la procedura si completa in poche ore. In Estonia, è possibile aprire una società completamente online senza nemmeno essere residenti nel Paese, grazie al sistema di e-Residency. In Francia, la digitalizzazione delle procedure amministrative ha reso l’apertura di una società molto più rapida ed economica rispetto al passato.

L’Italia, nonostante abbia recepito la direttiva europea e abbia introdotto la normativa necessaria, rimane indietro nell’adozione effettiva. Non basta avere una legge: serve un ecosistema che la supporti, professionisti formati, istituzioni che la promuovano, una cultura imprenditoriale che la accolga. Altrimenti, la norma rimane lettera morta, e il divario competitivo con gli altri Paesi europei si allarga.

L’impatto sulle startup e sui giovani imprenditori

La semplificazione burocratica e la riduzione dei costi hanno un impatto particolarmente rilevante su startup e giovani imprenditori. Chi avvia un’attività innovativa, spesso con risorse limitate, deve ottimizzare ogni euro. Risparmiare 3.000-4.000 euro nella fase di apertura significa poter assumere una persona in più, investire in marketing, sviluppare il prodotto, resistere più a lungo prima di raggiungere il break-even.

La costituzione digitale abbatte anche le barriere geografiche. Un imprenditore che vive in una piccola città del Sud Italia non deve più recarsi in un grande centro urbano per trovare un notaio disponibile, prendere ferie dal lavoro precedente, sostenere costi di viaggio. Può fare tutto da casa, in videoconferenza, con la stessa validità legale. Questo democratizza l’accesso all’imprenditorialità, rendendolo possibile per chiunque, ovunque si trovi.

Il ruolo della tecnologia e dell’automazione

LexDo.it non si limita a trasferire online una procedura cartacea. La piattaforma integra automazione, intelligenza artificiale e consulenza umana per creare un’esperienza fluida ed efficiente. L’utente viene guidato passo dopo passo, dalla scelta della forma societaria alla redazione dello statuto, dalla firma dell’atto all’iscrizione al Registro delle Imprese.

L’automazione riduce gli errori, accelera i tempi, abbassa i costi. Ma la componente umana rimane fondamentale: un team di esperti legali e contabili è disponibile per rispondere a dubbi, personalizzare documenti, gestire casi particolari. L’equilibrio tra tecnologia e competenza professionale è la chiave del successo del modello.

Verso un’Italia più imprenditoriale

L’obiettivo di LexDo.it va oltre il proprio business. C’è una missione più ampia: contribuire a rendere l’Italia un Paese più facile e conveniente per chi vuole fare impresa. Eliminare gli ostacoli burocratici, ridurre i costi, semplificare le procedure sono passaggi necessari per stimolare l’imprenditorialità, creare occupazione, favorire l’innovazione.

Se il 2025 ha visto un raddoppio delle costituzioni digitali tramite la piattaforma, l’auspicio è che il trend continui a crescere negli anni successivi. Che la percentuale dell’1% di società costituite online diventi 5%, poi 10%, poi 30%. Che la costituzione digitale diventi la norma, non l’eccezione. Che aprire una società in Italia diventi semplice, rapido ed economico come nel resto d’Europa.

La tecnologia c’è. La normativa c’è. Manca solo la volontà collettiva – di imprenditori, professionisti, istituzioni – di abbracciare il cambiamento. LexDo.it sta dimostrando che è possibile. Ora tocca al sistema nel suo complesso seguire la strada tracciata.

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Redazione