Crisi della RAM 2025: prezzi alle stelle, scaffali vuoti e PC venduti senza memoria

La fame insaziabile dell’intelligenza artificiale sta stravolgendo il mercato delle memorie RAM. Aumenti fino al 400%, penuria di moduli e una soluzione paradossale: alcuni produttori iniziano a vendere computer assemblati senza memoria. Benvenuti nella tempesta perfetta del tech.

Il mercato della tecnologia ci ha abituato a fluttuazioni di prezzo, a periodi di abbondanza seguiti da fasi di scarsità. Ma quello che sta accadendo alle RAM nel 2025 è qualcosa di diverso, qualcosa che ricorda i giorni più bui della crisi dei chip durante la pandemia, con un’aggravante: questa volta, non sembra esserci una fine in vista.

I numeri di una crisi senza precedenti

Parliamoci chiaro: quando un componente fondamentale come la RAM registra aumenti del 300-400% in pochi mesi, non stiamo parlando di una normale oscillazione di mercato. Stiamo parlando di una crisi strutturale che sta ridisegnando l’intero ecosistema tecnologico.

I dati parlano chiaro: i chip DDR5 da 16GB, che a settembre 2025 costavano circa 6,84 dollari, sono schizzati a 27,20 dollari nel quarto trimestre dello stesso anno. Un’impennata del 297% in soli tre mesi. Per i kit di memoria consumer, la situazione è ancora più drammatica: moduli che costavano 80 dollari ora ne richiedono 300, mentre configurazioni avanzate sono passate da 190 a 700 dollari.

E non è finita. Gli analisti di SK Hynix, uno dei tre colossi che controllano il 90% del mercato globale delle DRAM, hanno già fatto sapere che la crisi durerà almeno fino al 2028. Quattro anni di prezzi gonfiati, disponibilità limitata e conseguenze a cascata su tutto il settore tecnologico.

Il colpevole ha un nome: intelligenza artificiale

Chi sta divorando tutta questa memoria? La risposta è tanto semplice quanto inquietante: i data center dedicati all’AI. Aziende come OpenAI, Google, Microsoft e Meta sono impegnate in una corsa sfrenata all’espansione delle proprie infrastrutture. Ogni nuovo modello di intelligenza artificiale richiede potenze di calcolo esponenzialmente maggiori, e questa potenza si traduce in una fame vorace di memoria.

Non parliamo della semplice RAM che troviamo nei nostri computer. I data center AI necessitano di HBM (High Bandwidth Memory), una memoria ultra-veloce e complessa che richiede una quantità di wafer di silicio molto superiore rispetto alle DRAM tradizionali. Il problema? Questi wafer sono gli stessi che servono per produrre le memorie dei nostri PC, smartphone e console.

I tre giganti del settore – SK Hynix, Samsung e Micron – hanno semplicemente riorientato la produzione verso il mercato più redditizio: quello dell’AI. È una scelta economica perfettamente razionale dal loro punto di vista, ma devastante per il resto del mercato.

Samsung, per esempio, ha recentemente aumentato i prezzi di alcuni chip per server del 60% in pochi mesi. E il settore delle memorie rappresenta ormai circa un terzo di tutti i ricavi del colosso coreano, che ha visto i profitti del comparto decuplicare rispetto all’anno precedente.

La soluzione paradossale: PC senza RAM

E così arriviamo al paradosso del 2025. Alcuni configuratori e venditori hanno iniziato a proporre una soluzione tanto creativa quanto disperata: vendere PC assemblati completamente privi di RAM.

È il caso di MAINGEAR e Paradox Customs, ma certamente non saranno gli unici. Il messaggio ai clienti è chiaro e disarmante: “Se hai moduli RAM da un vecchio computer, smontali e usali. Altrimenti, compra la memoria dove preferisci. Noi ti vendiamo il resto del sistema.”

MAINGEAR ha addirittura lanciato un programma BYO (Bring Your Own) che permette ai clienti di inviare la propria RAM ai laboratori dell’azienda, dove verrà installata insieme a processore, SSD e scheda video prima della spedizione finale. Una sorta di “portati il formaggio da casa” applicato all’assemblaggio di PC.

È difficile non vedere in questa soluzione un sintomo di quanto la situazione sia diventata critica. Immaginate di andare in concessionaria e che vi dicano: “La macchina te la vendiamo senza ruote, portale tu.” Sarebbe assurdo, eppure è esattamente quello che sta accadendo nel mercato dei PC.

L’oligopolio delle memorie e il ricordo della sovraproduzione

Per capire appieno questa crisi, bisogna fare un passo indietro e analizzare la struttura peculiare del mercato delle RAM. Parliamo di un oligopolio quasi perfetto: SK Hynix, Samsung e Micron controllano insieme circa il 90% della produzione mondiale di DRAM.

Nel corso degli anni, queste aziende sono state accusate di concordare i prezzi e danneggiare la concorrenza. Al tempo stesso, però, questa concentrazione ha garantito una certa stabilità del mercato, con prezzi relativamente costanti nonostante le oscillazioni della domanda.

Perché non aumentano semplicemente la produzione per soddisfare la domanda? La risposta sta in un recente passato ancora doloroso per questi colossi. Durante la pandemia da COVID-19, l’esplosione della domanda di PC, smartphone e dispositivi per lo smart working aveva spinto i produttori ad aumentare massicciamente la capacità produttiva.

Poi, nel 2023-2024, è arrivata la doccia fredda: la domanda è crollata, lasciando il mercato sommerso da un surplus di DRAM e NAND. I prezzi sono precipitati al di sotto dei costi di produzione, causando perdite miliardarie. Micron, per esempio, ha visto i suoi utili crollare a 778 milioni di dollari nel 2024, prima della spettacolare ripresa di quest’anno con oltre 8,6 miliardi.

Scottati da quell’esperienza, i produttori di memoria non hanno alcuna intenzione di ripetere l’errore. Perché investire miliardi in nuovi impianti quando la domanda attuale è perfettamente redditizia anche con la produzione limitata? È un calcolo cinico ma economicamente ineccepibile.

Le conseguenze a catena: non solo PC

La crisi della RAM non colpisce solo gli appassionati che assemblano i propri gaming PC. Le conseguenze si stanno estendendo a macchia d’olio su tutto il settore tecnologico.

Smartphone e tablet saranno i prossimi a sentire il peso degli aumenti. Produttori come Dell, Lenovo e HP hanno già avvertito che nelle prossime settimane dovranno rivedere i listini. Alcune aziende, come Lenovo, stanno cercando di accumulare scorte per attutire il colpo, ma è una strategia che può funzionare solo nel breve termine.

Altri produttori stanno optando per soluzioni più creative (e meno gradite ai consumatori): ridurre la quantità di RAM nei dispositivi entry-level, utilizzare batterie meno capienti, installare schermi più economici. Tutto pur di non scaricare completamente gli aumenti sui prezzi finali.

E poi ci sono gli SSD, che stanno seguendo la stessa traiettoria della RAM. Dal gennaio 2026 sono attesi aumenti significativi anche per le memorie allo stato solido, con l’eccezione dei modelli più recenti. La fame dei data center AI non conosce limiti.

Console, smart TV, dispositivi IoT: tutto ciò che contiene memoria sta per diventare più costoso. Secondo gli analisti di IDC, i prezzi di PC e notebook potrebbero aumentare fino all’8% tra il 2026 e il 2027, con il mercato consumer particolarmente penalizzato.

Framework e il grido d’allarme: 90 euro per 8GB

Uno dei segnali più eloquenti della gravità della situazione è arrivato da Framework, l’azienda che produce laptop modulari e riparabili. A fine dicembre 2025, Framework ha annunciato l’ennesimo aumento dei prezzi della RAM nei suoi configuratori online.

Il modulo da 8GB ora costa 90 euro – un prezzo che solo pochi mesi fa avrebbe garantito almeno 16GB di memoria di buona qualità. Ma il dato più sconvolgente riguarda le configurazioni più capienti: il kit da 48GB è passato da 240 dollari di giugno 2025 a 620 dollari attuali. Più del doppio. In sei mesi.

Nel messaggio ai clienti, Framework ha ammesso candidamente che “tutte le indicazioni ricevute dai fornitori suggeriscono che i prezzi continueranno ad aumentare fino all’inizio del 2026.” L’azienda sta assorbendo parte dei costi per non scaricarli completamente sui clienti, ma c’è un limite a quanto può sostenere questa strategia.

C’è chi non soffrirà: il privilegio di Apple

Non tutti i produttori, però, subiranno lo stesso impatto. Apple, come spesso accade, sembra essere in una posizione privilegiata. La mela morsicata ha costruito negli anni relazioni storiche e contratti blindati con i principali produttori di memoria, garantendosi forniture prioritarie e prezzi più stabili.

Inoltre, Apple può permettersi di assorbire parte degli aumenti senza dover necessariamente rivedere i listini in modo significativo. Quando il margine di profitto su un iPhone è nell’ordine del 40-50%, un aumento del 10-15% sul costo della RAM può essere digerito senza troppi problemi.

Per i produttori Android e per il mercato PC, che operano con margini molto più stretti, la situazione è completamente diversa. Ogni dollaro in più sul costo dei componenti si traduce direttamente in un aumento del prezzo finale o in una riduzione delle specifiche.

Quanto durerà? Lo scenario 2026-2028

Le previsioni non sono incoraggianti. SK Hynix ha già dichiarato in riunioni interne che la carenza di memoria si protrarrà fino al 2028. Quattro anni possono sembrare un’eternità nel mondo tecnologico, ma ci sono solide ragioni per credere a questa timeline.

In primo luogo, la domanda dei data center AI non mostra segni di rallentamento. Progetti come Stargate di OpenAI in Texas richiedono investimenti nell’ordine dei miliardi di dollari e capacità di memoria nell’ordine dei petabyte. E OpenAI non è sola: tutti i giganti tech stanno espandendo le proprie infrastrutture.

In secondo luogo, costruire nuovi impianti di produzione richiede anni e investimenti miliardari. Anche se Samsung, SK Hynix e Micron decidessero oggi di espandere massicciamente la capacità produttiva, i nuovi stabilimenti non sarebbero operativi prima del 2027-2028. E, come abbiamo visto, non hanno particolare fretta di farlo.

C’è poi la variabile più imprevedibile: la bolla dell’AI. Alcuni analisti iniziano a chiedersi se l’attuale corsa all’intelligenza artificiale sia sostenibile nel lungo termine. Se la bolla dovesse scoppiare, la domanda di memorie crollerebbe e i prezzi tornerebbero rapidamente alla normalità. Ma è uno scenario su cui pochi sono disposti a scommettere.

Cosa può fare chi deve comprare un PC oggi?

Se stai pensando di assemblare un nuovo PC o aggiornare quello esistente, le opzioni non sono molte, e nessuna è particolarmente allettante.

Opzione 1: Aspettare. Ma aspettare cosa, esattamente? Tutti i segnali indicano che la situazione peggiorerà prima di migliorare. Aspettare il 2026 o il 2027 potrebbe significare trovare prezzi ancora più alti.

Opzione 2: Ripiegare sulla DDR4. Samsung e SK Hynix hanno annunciato che continueranno a produrre memoria DDR4 per tutto il 2026, proprio per offrire un’alternativa più economica. Certo, le prestazioni non saranno quelle della DDR5, ma almeno il prezzo resta (relativamente) umano.

Opzione 3: Comprare ora, se trovi un’offerta decente. I prezzi salgono rapidamente, e quello che oggi sembra caro domani potrebbe sembrare un affare. Ma è un gioco pericoloso, una sorta di roulette russa del tech.

Opzione 4: Considerare seriamente i PC senza RAM. Se hai memoria da riciclare da un sistema precedente, potrebbe essere un’opzione sensata. Altrimenti, cerca moduli usati o ricondizionati, ma con tutte le cautele del caso.

Riflessioni finali: quando l’AI divora il presente

C’è qualcosa di profondamente paradossale in questa situazione. L’intelligenza artificiale viene presentata come il futuro della tecnologia, lo strumento che rivoluzionerà le nostre vite. Eppure, il suo sviluppo sta letteralmente divorando le risorse necessarie al presente.

Milioni di persone nel mondo hanno bisogno di computer funzionali per lavorare, studiare, creare. Ma questi computer stanno diventando improvvisamente più costosi e difficili da reperire, non per una calamità naturale o una pandemia, ma perché le risorse vengono dirottate verso infrastrutture AI i cui benefici concreti, per l’utente medio, restano ancora in gran parte da dimostrare.

È un esempio perfetto di come, nell’economia globale, le priorità dei grandi player tecnologici finiscano per dettare le condizioni di mercato per tutti gli altri. Samsung, SK Hynix e Micron non stanno facendo nulla di illegale: stanno semplicemente vendendo a chi paga di più. Ma le conseguenze di questa dinamica ricadono su milioni di consumatori.

La crisi delle RAM del 2025 non è solo una storia di prezzi e disponibilità. È una storia che ci racconta molto su dove sta andando l’industria tecnologica, su chi ha il potere di deciderne le direzioni, e su quanto poco contino le esigenze degli utenti finali quando entrano in conflitto con gli investimenti miliardari nell’AI.

Alcuni venditori hanno iniziato a vendere PC senza RAM. Forse, tra qualche mese, la troveremo anche senza SSD. E poi? Senza processore? Senza scheda madre? A che punto questa spirale si fermerà?

Una cosa è certa: il 2026 sarà un anno difficile per chiunque lavori con la tecnologia. E se SK Hynix ha ragione nelle sue previsioni, dovremo abituarci a questa nuova normalità almeno fino al 2028.

Benvenuti nella nuova era del tech: quella in cui l’intelligenza artificiale è così affamata che sta lasciando il resto di noi a dieta forzata.

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