CV Project: hai mai pensato di donare la tua voce?

Ci sono tantissimi progetti nel web, bisogna solo avere la pazienza di fare ricerche. Per noi oggi l’azienda Uniontel di Parma ne ha scovato uno veramente interessante che riguarda tecnologia, arte, ingegno, ma che tratta anche di eticità, leggete qui.

Avete mai pensato di donare la vostra voce alla scienza? Detta così può suonare strano, invece è la proposta intorno alla quale ruota CV Project, ovvero il progetto di Mozilla Italia che punta a creare un database liberamente utilizzabile di vere voci umane. Quale sarebbe lo scopo? Come si fa a partecipare? Scopritelo!

CV è l’acronimo di Common Voice. Le licenze Creative Commons (o semplicemente CC) sono licenze digitali create agli inizi degli anni 2000 per proteggere le opere di ingegno presenti su Internet e i loro creatori. Servendosi delle CC, l’autore di un testo, un brano musicale o un’opera d’arte può decidere che tipo di diritti concedere nel momento in cui il risultato del suo ingegno viene messo in Rete. Si va dalle opere totalmente gratuite e utilizzabili all’infinito su cui l’autore rinuncia a qualsiasi guadagno che non sia la visibilità, alle opere per le quali è richiesto un pagamento in caso di utilizzo o riproduzione.

Negli anni, i database Creative Commons si sono riempiti di contenuti del tutto gratuiti “regalati” da autori speranzosi di notorietà. Per spiegare cos’è CV Project è necessario partire proprio da questo: la necessità di creare un database di voci gratuito da cui attingere per progetti di machine learning.

Perché donare la propria voce?

Il machine learning un processo tramite il quale si “insegna” alle macchine a comportarsi e a ragionare come gli esseri umani. Può sembrare inquietante, ma non lo è: pensiamo alle applicazioni in ambito medico o semplicemente ai sistemi di guida assistita delle nostre auto. In un mondo sempre più automatizzato la fusione tra umani e macchine è molto più avanti di quanto possiate pensare. Può accadere, e accade sempre più spesso, che queste macchine debbano anche parlare. Tipo in tutti quei sistemi pensati per aiutare le persone ipovedenti, ma ci sono mille altri esempi (tipo i risponditori telefonici automatici).

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Published by
Massimo Uccelli