Di Raghav Iyer S, Senior IT Security Analyst, ManageEngine
L’intelligenza artificiale ha avuto un impatto significativo sulle attività di ogni settore, offrendo risultati migliori e maggiore produttività. Oggi il mondo del business si affida a modelli di AI per ottenere un vantaggio competitivo, prendere decisioni consapevoli e analizzare e definire strategie per le proprie attività aziendali. Dalla gestione dei prodotti alle vendite, le aziende stanno implementando modelli di intelligenza artificiale in ogni reparto, personalizzandoli per raggiungere obiettivi specifici.
Tuttavia, con la sua crescente adozione emerge una nuova sfida: come gestire l’AI nel contesto delle operazioni aziendali?
L’AI come identità propria all’interno dell’organizzazione
L’idea che i modelli di AI abbiano identità univoche all’interno di un’organizzazione si è evoluta da concetto teorico a necessità. Le aziende stanno iniziando ad assegnare all’AI ruoli e responsabilità specifici, assegnando loro permessi, proprio come avviene per i dipendenti umani. Questi modelli possono accedere a dati sensibili, eseguire attività e prendere decisioni in autonomia.
Con l’integrazione dei modelli di AI come identità distinte, questi diventano le controparti digitali dei dipendenti. Proprio come i dipendenti dispongono di un controllo degli accessi basato sui ruoli, all’AI possono essere assegnate autorizzazioni per interagire con diversi sistemi. Tuttavia, questa espansione dei ruoli dell’AI introduce una nuova categoria di minacce alla sicurezza.
I rischi associati alle identità AI autonome in azienda
Benché le identità AI abbiano apportato benefici alle organizzazioni, queste comportano anche rischi quali:
Gestire le identità AI applicando i principi di governance delle identità umane
Per mitigare questi rischi, le organizzazioni devono riconsiderare il modo in cui gestiscono le identità dei modelli di AI. Le seguenti strategie possono essere d’aiuto:
L’“effetto cobra”
A volte, la soluzione a un problema non fa che peggiorarlo, una situazione storicamente descritta come “effetto cobra”, noto anche come “incentivo perverso”. In questo caso, se da un lato l’integrazione delle identità AI nel sistema di directory affronta la sfida di gestirne le identità, dall’altro potrebbe anche portare i modelli AI a comprendere i sistemi di directory e le loro funzioni.
Nel lungo termine, i modelli di intelligenza artificiale potrebbero mostrare un comportamento non dannoso, pur rimanendo vulnerabili ad attacchi o persino all’esfiltrazione di dati in risposta a richieste malevole. Questo crea un effetto cobra, in cui il tentativo di stabilire il controllo sulle identità dell’AI consente loro di apprendere i controlli delle directory, portando infine a una situazione in cui tali identità diventano incontrollabili.
Il futuro: un’AI con autonomia limitata?
Dato il loro crescente affidamento a soluzioni di AI, le organizzazioni devono imporre restrizioni alla sua autonomia. Sebbene la piena indipendenza delle entità di AI rimanga improbabile nel prossimo futuro, un’autonomia controllata, in cui i modelli operano entro un ambito predefinito, potrebbe diventare lo standard. Questo approccio assicura che l’AI possa migliorare l’efficienza, minimizzando al contempo i rischi imprevisti per la sicurezza.
Anche se questi scenari possono apparire ipotetici, sono tutt’altro che irrealistici. Le organizzazioni devono affrontare proattivamente queste sfide prima che l’AI si trasformi in una risorsa che un ostacolo nei loro ecosistemi digitali. Con l’evolversi dell’AI in un’identità operativa, proteggerla deve essere una priorità assoluta.
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A proposito dell’autore
Raghav Iyer S, Senior IT Security Analyst
Raghav Iyer è Senior IT Security Analyst presso ManageEngine, una divisione di Zoho Corp. e fornitore leader di soluzioni per la gestione IT aziendale. È un consulente di fiducia nella gestione della sicurezza di rete e studia regolarmente le tattiche adottate dai criminali informatici. Scrive regolarmente articoli e guide su argomenti chiave della sicurezza per aiutare le organizzazioni a risolvere le loro sfide in materia di sicurezza.