Indagine LHH. Quasi 1 dipendente su 3 (30%) crede che i manager siano responsabili del benessere psicologico in azienda

Stressati (80%) e attualmente in burnout (17%), i lavoratori faticano a parlare del proprio malessere 

Milano, 20 novembre 2025 – Nell’attuale contesto lavorativo caratterizzato da molteplici fattori di stress, LHH, società parte del Gruppo Adecco – specializzata in servizi di consulenza HR e gestione del talento lungo l’intero talent journey ha realizzato un’indagine per dare voce al lato più umano del lavoro e comprendere quanto il contesto aziendale in Italia sia oggi uno spazio di supporto o, al contrario, di pressione. In particolare, lo studio esplora il punto di vista di C-level e dipendenti sul tema del benessere emotivo e delle relazioni lavorative con l’obiettivo di approfondire come le due parti percepiscono il proprio ruolo e quello dell’altro, in particolare rispetto a stress, burnout e capacità di supporto reciproco. Un tema centrale, oggi più che mai, per costruire ambienti di lavoro sani, motivanti e realmente collaborativi. 

Livello di stress nelle imprese italiane: quasi 1 dipendente su 6 (17%) è attualmente vittima di burnout 

Il lavoro è in generale causa di pressioni per la stragrande maggioranza delle persone (oltre l’80%) e, se per quasi la metà (46%) si tratta di una condizione fisiologica che capita in alcuni periodi più intensi dell’anno, per quasi 1 italiano su 5 (18%) è uno stato perenne. Ma quali condizioni appesantiscono sul luogo di lavoro? In generale la più significativa fonte di tensione è dovuta al carico eccessivo di attività (16%) e a situazioni ad esso correlate, come la mancanza di risorse (12%) o le pressioni che si ricevono dall’alto (12%). 

È interessante notare che, mentre scadenze (6%) e rispetto dei KPI (5%) non creano particolari tensioni, il rapporto conflittuale con i colleghi invece stressa più di 1 italiano su 10 (12%).  

Se non stupisce particolarmente che il carico di lavoro sia causa di affaticamento, un campanello di allarme dovrebbe scattare nel momento in cui le pressioni sfociano in episodi di burnout. Tale situazione è capitata almeno una volta nella vita a ben oltre la metà degli italiani (63%) e 1 su 5 (17%) ne è attualmente vittima. Chi ha vissuto questa condizione ha patito stanchezza cronica (18%), insonnia (17%) e disturbi gastrointestinali (13%), ma anche problemi di memoria e concentrazione (14%). 

Tendenzialmente il burnout si è tradotto in stati di irritabilità e nervosismo (18%), ma gran parte delle persone ha manifestato anche specifiche frustrazioni emotive, tra cui calo della motivazione e del senso di realizzazione (17%), demoralizzazione (14%), perdita di autostima e fiducia in se stessi (11%) fino alla depressione (10%). 

A chi rivolgersi: 2 italiani su 3 (67%) non condividono il proprio disagio con i manager, eppure quasi 1 dipendente su 3 (30%) crede siano proprio i vertici a doversi occupare di benessere psicologico  

Secondo l’indagine emerge che stress e burnout sono visti dai lavoratori più come situazioni personali da gestire in autonomia. Infatti, il 40% degli intervistati non ha parlato con nessuno all’interno dell’impresa del proprio malessere. Chi al contrario ha deciso di condividere in azienda l’ha fatto con i colleghi più vicini (31%) o con il proprio diretto responsabile (13%). Meno di 1 italiano su 10 (8%) ha sottoposto la problematica ai vertici. Questo perché 2 lavoratori su 3 (67%) non si sentono liberi di esprimere il proprio disagio emotivo con il management. 

Eppure, la gran parte dei dipendenti crede che il benessere psicologico sul lavoro sia un tema che l’organizzazione stessa debba affrontare. In generale i lavoratori tendono ad attribuire la gestione ai vertici (30%), ma anche ai propri diretti responsabili (26%) e solo in seconda battuta al dipartimento HR (24%). 

E chi si occupa dei manager? Oltre 1 dipendente su 3 (35%) non è interessato al benessere emotivo dei propri capi 

In base alle evidenze riscontrate, circa 1 lavoratore su 5 (22%) crede che il proprio manager non dia un reale contributo al team, in quanto non risulta essere né fonte di pressione, ma nemmeno di supporto. Mentre quasi un terzo (31%) sente il proprio referente come motivo di stress. 

Indipendentemente dal fatto che possano generare motivazione o ansia, i collaboratori percepiscono i propri responsabili come molto stressati (46%). Interessante però notare anche che più di 1 dipendente su 3 (35%) non è particolarmente toccato dal benessere emotivo dei propri leader – infatti non saprebbe dire se questi siano sotto pressione o meno (25%) e 1 su 10 non è interessato proprio alla questione (10%). 

Secondo i lavoratori, per ottenere un maggior benessere all’interno dell’azienda sarebbe necessaria una migliore comunicazione, basata su empatia e ascolto attivo (15%), dialoghi chiari e trasparenti (15%). Per i dipendenti, anche conferme sull’operato, maggiori riconoscimenti (12%) e feedback costruttivi (9%) favorirebbero la relazione. 

“In un panorama dove la maggioranza dei professionisti percepisce il lavoro come fonte di stress e dove esperienze di burnout non sono casi isolati, la leadership è chiamata a ridefinire il proprio ruolo: il benessere emotivo è un fattore competitivo per le organizzazioni”, commenta Luca Semeraro, Amministratore Delegato, LHH Italia. “Guidare non significa più soltanto raggiungere obiettivi, ma saper creare le condizioni perché le persone possano esprimere il proprio potenziale in un contesto sicuro, aperto e orientato all’ascolto. Empatia, riconoscimento e comunicazione trasparente diventano oggi leve strategiche per costruire fiducia e generare performance sostenibili. Le aziende che sapranno integrare la cura del benessere nelle proprie politiche di talent management saranno anche quelle più capaci di attrarre, valorizzare e trattenere i migliori professionisti. La leadership del futuro sarà tanto più efficace quanto più saprà essere autenticamente umana,” conclude Semeraro. 

Lo studio completo è disponibile al seguente link

FONTE: LHH – I dati riportati nel comunicato stampa sono il risultato di un’indagine condotta da LHH a luglio 2025. Il campione prevede oltre 4.300 intervistati. La popolazione è eterogenea in temini di genere. La maggioranza dei dipendenti svolge un ruolo di impiegato e operaio senza gestione del team e lavora in aziende medio/piccole. Quasi la totalità degli intervistati è compresa tra i 28 e i 56 anni. 

LHH 

LHH, attraverso servizi di consulenza HR e di gestione dei talenti mirati, offre a professionisti e organizzazioni gli strumenti necessari per realizzare le proprie ambizioni generando un impatto significativo sulle loro carriere e sui loro business.

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LHH vanta un team di oltre 12.000 professionisti in più di 60 Paesi e oltre 50 anni di esperienza. Far parte del Gruppo Adecco, la più importante piattaforma multibrand di consulenza e soluzioni HR per il mondo del lavoro, ci permette di riunire l’eccellenza globale alla competenza e alla conoscenza territoriale, garantendo un coordinamento centralizzato per migliaia di aziende e milioni di persone in tutto il mondo.

Reclutamento. Development. Career Transition.

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