La nascita di Apple sta tutta in una Blue Box

Sul personaggio Steve Jobs e su Apple si è davvero detto tutto, e forse, per certi aspetti, anche troppo.

Questa storia in particolare nasce però in un contesto decisamente meno conosciuto.

La vicenda di cui andremo a raccontare ha inizio infatti molto prima della nascita di Apple, in un contesto ed in un ambiente molto particolare, quello rappresentato dall’”Homebrew Computer Club”.

Per aggiungere un pizzico di realismo alla nostra vicenda, proviamo a contestualizzare, e ad immaginare di trovarci a San Francisco, precisamente nel marzo 1975, quando due informatici, Fred Moore e Gordon French, cominciarono a radunare un gruppo di appassionati di informatica e fondarono il Club dei computer “fatti in casa” (il termine Homebrew vuol dire proprio questo). L’idea precisa ed ambiziosa, e da molti considerata una vera e propria assurdità, prevedeva che ogni persona dovesse possedere, in casa propria, un computer.

Il Club dei computer “fatti in casa”

La prima riunione del club si tenne in un garage, alla presenza di una trentina circa di allassionati, ma in breve tempo i suoi membri arrivarono a parecchie centinaia.

In queste riunioni molto partecipate, furono indetti dibattiti, lezioni di programmazione, assemblaggio e costruzione dell’hardware, veniva approfondito lo studio e l’utilizzo di nuovi sistemi, ma non mancarono gli scambi di componentistica, e di software (in particolare quello che particolarmente costoso).

Gordon French

A farne le spese fu anche il diciannovenne studente / imprenditore Bill Gates, che, durante una presentazione, si vide sottratto e ridistribuito il suo “Altair Basic”. Gates ci rimase cosi male che scrisse la famosa “lettera aperta agli hobbisti”, nella quale accusava di furto i membri del club, ed introdusse il termine di “pirateria informatica” che oggi cosi ampiamente utilizziamo.

Le telefonate gratis

L’Homebrew Computer Club rimase attivo fino al 1986, e vi fecero parte protagonisti importantissimi del panorama informatico.

Uno degli argomenti che riscuotevano maggior interesse durante le riunioni del club era il preaking, cioè l’instradamento della chiamata telefonica verso la destinazione voluta ingannando il sistema di tariffazione del gestore telefonico (detta in termini più semplici, il poter telefonare gratis era un argomento molto interessante).

Steve Jobs e Steve Wozniak

Proprio all’homebrew, nacque l’amicizia ed anche il primo progetto di Steve Jobs e Steve Wozniak, i futuri fondatori “Apple”.

Fu proprio Jobs, in un intervista, a raccontare il progetto. I due amici avevano letto sulla rivista “Esquire” di un certo “Captain Crunch” che riusciva a telefonare gratis.

All’inizio pensavano fosse una bufala, e cominciarono a spulciare diversi libri per scovare i toni segreti con cui riuscire a farlo.

La svolta in biblioteca

Una sera però, mentre si trovavano nella biblioteca dello Stanford Linear Accelerator Center (la sede dell’acceleratore di particelle presso la Stanford University), in fondo all’ultimo scaffale, nascosta in un angolo, trovarono una rivista tecnica delle At&T in cui veniva spiegato tutto.

Decisero di costruire un dispositivo in grado di riprodurre i toni che erano alla base delle comunicazioni telefoniche (oggi non sono più in uso, sostituiti dagli impulsi), che venivano inviati da un telefono integrato in un computer ad un altro, e poi diffusi per tutta la rete.

Scoprirono che la At&T aveva commesso quello che loro considerarono un grosso errore. Le transazioni tra un computer e l’altro venivano inviate sulla stessa banda di frequenze della voce.

“…Quindi se riuscivi a riprodurre quel segnale potevi introdurlo nel tuo telefono ed avere a disposizione l’intera rete telefonica internazionale della compagnia, avrebbero creduto che quello fosse uno dei loro computer”.

In circa tre settimane riuscirono a costruirne un prototipo funzionante di quella che chiamarono Blue Box (la scatola blu).

Il mondo nelle tue mani

La loro “Blue Box” era interamente digitale, e su di essa affissero un logo con la scritta “Il mondo nelle tue mani”. Attraverso la scatola blu era possibile agganciarsi ai satelliti (di cui possedevano tutti i codici) e in questo modo fare letteralmente il giro del mondo.

Fecero la prima chiamata a Los Angeles, ad un parente di Woz, “Il numero era sbagliato…” Racconta sempre Jobs, “…e abbiamo svegliato uno sconosciuto nel cuore della notte. “Gridavamo come pazzi «è una chiamata gratis!» lui non sembrava apprezzare, ma per noi era un miracolo”

 “…eravamo giovani e avevamo capito che potevamo costruire qualcosa da soli, strumenti in grado di controllare miliardi di dollari e collegare diverse parti del mondo, … potevamo costruire una piccola cosa capace di controllarne una gigantesca. Questa è una lezione incredibile, senza la Blue Box non sarebbe mai nata la Apple.”

Quella volta che Jobs e Wozniak telefonarono al Papa

Jobs ricorda anche i momenti concitati in cui Woz attraverso la scatola magica telefonò in Vaticano dichiarando di essere Henry Kissinger (imitando il tipico accento tedesco) e chiedendo di conferire urgentemente con il pontefice, in quel momento in Italia era piena notte.

“Abbiamo svegliato tutti, anche i cardinali, hanno mandato qualcuno a svegliare il papa, finchè non siamo scoppiati a ridere, allora hanno capito che era uno scherzo. Non abbiamo parlato con il papa, ma è stato molto divertente”.

(Steve Jobs: L’intervista perduta ­ Feltrinelli real cinema” ­ www.realcinema.it)

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Digitalizzatore "Socio-simpatico" e consulente informatico. Da qualche anno ho iniziato ad occuparmi di Marketing Digitale (leadweb.it). Uno dei miei interessi è la Storia della Tecnologia, ed in particolare dell'informatica, argomento sul quale ho scritto 2 libri. Sono convinto che conoscere le incredibili storie che stanno alla base dell'avvento dei computer e le vicende dei loro creatori possano essere di aiuto alla crescita della consapevolezza nell'utilizzo di tutti gli strumenti.
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