L’Unione Europea sta rivedendo la propria strategia per l’euro digitale, considerando un cambio di rotta tecnologico dopo l’approvazione della nuova legge americana sulle stablecoin. Secondo quanto riportato dal Financial Times, Bruxelles potrebbe optare per l’utilizzo di blockchain pubbliche anziché private, in una mossa che segnerebbe una svolta significativa nel panorama delle valute digitali globali.
Il mese scorso, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato una legge cruciale che regolamenta il mercato delle stablecoin, un settore del valore di 288 miliardi di dollari largamente dominato dalla valuta americana. Questa normativa, nota come Genius Act, è stata il risultato di un’intensa attività di lobbying da parte del settore delle criptovalute e ha rappresentato un punto di svolta per l’industria finanziaria digitale.
Le stablecoin sono token digitali ancorati uno a uno a una valuta sovrana e garantiti da riserve come i titoli di Stato. La loro stabilità le rende particolarmente attraenti per transazioni internazionali e come ponte tra il mondo tradizionale e quello delle criptovalute.
Secondo fonti vicine alle discussioni citate dal Financial Times, da quando è stato approvato il Genius Act, i funzionari dell’UE stanno “riconsiderando i piani per l’euro digitale”. La valutazione più significativa riguarda la possibilità di gestire l’euro digitale su blockchain pubbliche come Ethereum o Solana, abbandonando l’approccio precedentemente previsto basato su blockchain private.
Questa considerazione rappresenta un cambio di paradigma importante. Come ha affermato una delle persone interpellate dal quotidiano britannico, l’uso di una blockchain pubblica è “sicuramente qualcosa che” i funzionari UE “stanno prendendo più seriamente ora”.
La scelta tra blockchain pubblica e privata non è meramente tecnica, ma ha profonde implicazioni geopolitiche e competitive. Il Financial Times sottolinea che un euro digitale nella sua forma privata ampiamente attesa assomiglierebbe “molto di più a ciò che sta facendo la banca centrale cinese che a ciò che stanno facendo le aziende private negli Stati Uniti”.
Questo riferimento al token della Banca Popolare Cinese, gestito privatamente, evidenzia come l’Europa si trovi in una posizione delicata: da un lato la necessità di mantenere controllo e privacy, dall’altro l’esigenza di competere efficacemente nel panorama digitale globale dominato da soluzioni più aperte e interoperabili.
La Banca Centrale Europea, che lavora da diversi anni alla potenziale creazione di una versione digitale dell’euro utilizzabile gratuitamente nell’Eurozona, mantiene una posizione aperta e pragmatica. Come ribadito anche in questa occasione al Financial Times, la BCE sta prendendo in considerazione “diverse tecnologie, sia centralizzate che decentralizzate, per lo sviluppo dell’euro digitale, tra cui le tecnologie di registro distribuito” e non è ancora stata presa una decisione definitiva in merito.
Questa accelerazione europea sull’euro digitale rappresenta molto più di una semplice innovazione tecnologica. È una mossa strategica in risposta alla crescente competizione globale nel settore delle valute digitali, dove gli Stati Uniti stanno consolidando la loro posizione dominante attraverso la regolamentazione delle stablecoin.
L’adozione di una blockchain pubblica per l’euro digitale potrebbe offrire diversi vantaggi: maggiore trasparenza, interoperabilità con l’ecosistema cripto esistente, e potenzialmente una maggiore adozione globale. Tuttavia, solleva anche questioni importanti relative alla privacy dei cittadini europei e al controllo sovrano sulla politica monetaria.
La decisione finale della BCE avrà ripercussioni significative non solo per l’Europa, ma per l’intero panorama delle valute digitali globali, in un momento in cui la competizione tra diverse visioni del futuro monetario digitale si sta intensificando.