Un lungo applauso dal centro di controllo della Nasa e di tutto il mondo scientifico ha accompagnato l’ammartaggio di Perseverance, il quinto Rover della NASA.
Perseverance ha superato con successo i temutissimi sette minuti di «terrore» in cui sarebbe potuto succedere di tutto, mandando in fumo otto anni di lavoro e più di due miliardi di dollari.
Tutto però è andato a buon fine e la sonda, alle 21.43 (ora italiana) del 18 marzo, ha ridotto la sua velocità da 20mila chilometri all’ora a 320, grazie a un potente paracadute e otto razzi che hanno contrastato la forza di gravità.
A venti metri dalla superficie di Marte, l’esoscheletro di Perseverance ha calato il rover, alle 21.55 è arrivato l’ok, e alle 22.02 la prima emozionante fotografia, nella quale si vedono chiaramente dei sassi che lasciano immaginare la furia dell’acqua di un antico delta fluviale.
Una missione estrema, a 470 milioni di chilometri dalla Terra. Il veicolo è arrivato nel cratere Jazero, uno dei luoghi più suggestivi di Marte, per una missione che è incentrata sulla ricerca di tracce di vita in quello che ormai è stato chiaramente identificato come il bacino di un’antichissimo lago, ampio di 1200 km, che si trova nelle pianure di “Isidis Planitiae” e nei cui sedimenti potrebbero ancora conservarsi tracce di forme di vita passata.
La missione Perserverance, un rover di oltre mille chili, comprenderà più missioni, con obiettivi diversi mirati all’esplorazione di Marte e rappresenta il degno successore dei precedenti robot già operativi sul pianeta: Spirit, Opportunity e Curiosity.
Attrezzato con due telecamere sarà in grado di fotografare e registrare il “mondo marziano” in tre dimensioni, setacciando il terriccio del cratere Jezero, che era già stato esplorato anche anche da “Beagle 2”, nel 2003, il lander dell’ESA che purtroppo però è andato perduto.
Una sorta di trivella a bordo del robot scaverà fino a sei centimetri di profondità, raccogliendo campioni con un braccio meccanico.
La Missione , ha l’obiettivo ambizioso e mai raggiunto di trasportare sulla Terra manciate di suolo marziano.
Fino a questo momento infatti l’unica traccia delle caratteristiche geologiche di Marte ci arriva da frammenti rocciosi giunti sulla Terra negli ultimi millenni, riconducibili alle, meteoriti provenienti dal quarto corpo del sistema solare.
La possibilità di analizzare tracce rocciose è considerata molto importante, in quanto potrebbero indicare la vita, cosa al momento solo ipotizzabile.
C’è infatti la possibilità concreta che anche su Marte, cosi come sulla terra, possano esistere o essere esistiti in passato, dei microrganismi detti «estremofili», potenzialmente capaci di vivere in condizioni estreme (dalle bocche dei vulcani alle profondità oceaniche).
Perseverance tra l’altro è dotato anche di un secondo strumento assolutamente sperimentale, una sorta di drone molto simile ad un minuscolo elicottero.
Ingenuity, questo è il nome del drone, può raggiungere i cinque metri di altezza e svolazzare per trecento
Sarà un’importantissima occasione per testare la resistenza dell’atmosfera di Marte, assai rarefatta e composta per lo più da anidride carbonica (fino al 95%), tracce di azoto, argon, ossigeno e trafitta dai raggi ultravioletti che arrivano dal sole, rendendo difficile la vita.
La missione dovrebbe durare un anno marziano, circa 687 giorni terrestri, il tempo che il corpo celeste impiega per compiere un regolare movimento intorno al Sole.
La missione sarà coadiuvata da esplorazioni che non riguarderanno solo Marte, ma anche la Luna.
È proprio dalla Luna infatti, che potrebbe decollare la prima missione umana per il Pianeta rosso.
Il calendario della Nasa al riguardo è davvero ambizioso e stimolante: entro il 2024 è previsto il ritorno dell’uomo sul nostro satellite, l’ultimo a porvi piede fu Eugene Cernan il 14 dicembre 1972, a bordo dell’Apollo 17.
Entro quattro anni sarà la volta di Artemis, la prima base stabile sulla Luna, che intende fare allunare anche la prima donna. Nella missione è coinvolta l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e l’Italia, che potrebbe contribuire alla realizzazione del modulo abitativo Orion, il veicolo spaziale che concretamente porterà gli astronauti passeggiare di nuovo tra i crateri lunari.
Nel frattempo aspettiamo di vedere i primi veri risultati di Perserverance. Lasciandoci cullare dalle famose parole pronunciate nel 1969 da Buzz Aldrin, il secondo uomo ad avere calpestato il suolo lunare:
«Marte è sempre lì, in attesa di essere raggiunto».