Una nuova frontiera della neurotecnologia sta per diventare realtà su vasta scala. Neuralink, l’ambiziosa azienda di interfacce cervello-computer fondata da Elon Musk, ha annunciato che nel 2026 inizierà la produzione di massa dei suoi rivoluzionari chip cerebrali, accompagnata da procedure chirurgiche quasi interamente automatizzate. Un passo che segna il passaggio dalla fase sperimentale a quella industriale di una tecnologia che promette di ridefinire il rapporto tra mente umana e macchine.
Neuralink non è fantascienza, ma una realtà tecnologica già operativa. L’azienda sviluppa dispositivi di interfaccia cervello-computer (BCI, Brain-Computer Interface) progettati per essere impiantati direttamente nel cervello umano. Il cuore del sistema è “The Link”, un chip miniaturizzato che viene inserito chirurgicamente nel cranio e collegato a migliaia di elettrodi ultrasottili.
Questi elettrodi captano i segnali elettrici prodotti dai neuroni e li traducono in comandi digitali che un computer può interpretare. In pratica, il dispositivo permette di controllare dispositivi esterni usando esclusivamente il pensiero, senza bisogno di muovere un muscolo. La comunicazione è bidirezionale: non solo il cervello invia comandi, ma può anche ricevere stimoli dal computer.
L’obiettivo primario è terapeutico: aiutare persone con paralisi gravi, lesioni del midollo spinale o altre disabilità neurologiche a recuperare funzioni perdute e interagire con il mondo digitale e fisico in modo autonomo.
Dal 2024, dopo aver ottenuto l’approvazione della Food and Drug Administration (FDA) statunitense, Neuralink ha avviato sperimentazioni cliniche su esseri umani. I risultati sono stati sorprendenti.
Il primo paziente, impiantato nel marzo 2024, è riuscito a giocare a scacchi su uno schermo controllando il cursore con il solo pensiero. Niente mani, niente mouse: solo la mente che muove pedoni e torri mentre il cervello dialoga direttamente con il computer.
Il secondo paziente, di nome Alex, ha alzato ancora l’asticella: non solo ha imparato rapidamente a controllare il computer, ma è persino riuscito a giocare a Counter-Strike 2, uno sparatutto in prima persona che richiede riflessi rapidi e coordinazione precisa. Oggi questi pazienti utilizzano software complessi di modellazione 3D, attività che normalmente richiedono anni di pratica e coordinazione occhio-mano.
Attualmente, 12 persone in tutto il mondo con paralisi grave hanno ricevuto l’impianto Neuralink e lo utilizzano quotidianamente per controllare strumenti digitali e fisici, navigare su internet, pubblicare sui social media e interagire con l’ambiente circostante.
L’annuncio di Elon Musk del 31 dicembre 2025, pubblicato sulla piattaforma X (ex Twitter), segna un punto di svolta: Neuralink passerà dalla fase sperimentale alla produzione industriale nel 2026.
“Neuralink inizierà la produzione ad alto volume di dispositivi di interfaccia cervello-computer e passerà a una procedura chirurgica semplificata, quasi completamente automatizzata nel 2026” – Elon Musk
Ma la notizia più rivoluzionaria riguarda la chirurgia robotizzata. Le operazioni di impianto saranno eseguite da robot altamente specializzati, capaci di inserire gli elettrodi nel cervello con precisione micrometrica. Questo approccio offre diversi vantaggi:
Quest’ultimo aspetto è particolarmente significativo: una procedura meno invasiva significa recuperi più veloci, meno complicazioni e più persone disposte a sottoporsi all’impianto.
La strada per arrivare a questo punto non è stata semplice. Nel 2022, la FDA aveva inizialmente respinto la richiesta di Neuralink di avviare test clinici sull’uomo, sollevando preoccupazioni sulla sicurezza dei dispositivi. L’azienda ha dovuto affrontare e risolvere questi problemi prima di ottenere il via libera nel 2024.
Dal punto di vista finanziario, Neuralink ha raccolto 650 milioni di dollari in un round di finanziamento nel giugno 2025, segnale di forte interesse da parte degli investitori e di fiducia crescente nel progetto.
Sebbene l’attuale focus sia terapeutico, le ambizioni di Musk vanno ben oltre. L’imprenditore ha sempre dichiarato di voler utilizzare Neuralink per aumentare le capacità cognitive umane, permettere la comunicazione diretta tra cervelli, e persino competere con l’intelligenza artificiale.
Tra i progetti futuri c’è Blindsight, un impianto progettato per restituire una forma di percezione visiva a persone completamente cieche. Il primo test su pazienti dovrebbe partire proprio nel 2026.
L’idea di fondo è trasformare il cervello umano in una sorta di piattaforma upgradabile, simile a uno smartphone che può ricevere aggiornamenti software e nuove funzionalità nel tempo.
Neuralink non ha ancora annunciato una data precisa per il lancio commerciale su larga scala. Non aspettatevi di trovare il chip cerebrale su Amazon nei prossimi mesi. Tuttavia, la produzione di massa nel 2026 rappresenta un primo passo decisivo verso una diffusione più ampia della tecnologia.
Per ora, i dispositivi saranno destinati principalmente a pazienti con gravi disabilità neurologiche che potrebbero beneficiare concretamente di questa tecnologia. Ma il passaggio alla produzione industriale e alla chirurgia automatizzata renderà il processo più scalabile e, potenzialmente, più accessibile.
L’annuncio di Neuralink rappresenta un momento storico nel campo delle neurotecnologie. La possibilità di collegare direttamente il cervello umano ai computer apre scenari straordinari per la medicina e, potenzialmente, per il potenziamento delle capacità umane.
Tuttavia, restano aperti numerosi interrogativi: questioni etiche, di sicurezza a lungo termine, di accessibilità economica e di possibili disuguaglianze create da una tecnologia così avanzata. Chi avrà accesso a questi impianti? A quale costo? E quali saranno le implicazioni sociali di un’umanità “potenziata”?
Quello che è certo è che il 2026 segnerà un punto di svolta. Neuralink sta trasformando ciò che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza in una realtà concreta, industriale e, potenzialmente, accessibile. Il futuro dell’interfaccia cervello-computer è più vicino di quanto pensiamo.
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