Nomadi digitali: un’opportunità turistica per l’Italia.

Nell’immaginario collettivo il nomade digitale è una persona molto giovane, un po’ nerd che si trasferisce in qualche isola caraibica a lavorare sulla spiaggia sotto l’ombrellone? Ma davvero è così? La pandemia avrà modificato il nomade digitale?

A queste e a molte altre domande risponde il Secondo Report sul Nomadismo Digitale in italia, realizzato dall’Associazione Italiana Nomadi Digitali con il supporto di AirBnB.

Tra l’enorme mole di dati raccolti possiamo notare che il 46% dei remote worker ha già fatto esperienze di nomadismo digitale, mentre ben un 54% dichiara di volerlo fare nel prossimo futuro. Le sorprese, però, non mancano: ben il 52% di chi ha sperimentato il nomadismo digitali è un dipendente o un collaboratore d’azienda e presenta un alto livello di istruzione precisamente: laurea 42% e 31% master o dottorato.

I principali settori coinvolti da questo fenomeno sono: marketing, comunicazione, insegnamento e information technology dove è presente un alto valore aggiunto ed un alto grado di automazione.

L’Italia è in grado di attrarre i remote worker? Le risposte ricevute sono molto interessanti: il 43% degli intervistati sceglierebbe il Sud Italia e le Isole come destinazione privilegiata, il 14% una destinazione del Centro Italia e solo il 10% il Nord Italia. Questo dato fa ben sperare per il nostro Paese, ma è sicuramente necessario investire di più e in modo più mirato sull’estensione della banda larga servizio essenziale per questo target.

I dati sopra esposti, vengono confermati anche dalla sorta di “beta test” realizzato da AIrBinB nel piccolo centro di Sambuca in Sicilia. La nota piattaforma di “affitti brevi” e “scambi casa”, ha messo a disposizione sul proprio canale di vendita una casa nel piccolo borgo siciliano al costo di 1 euro che ha raggiunto in pochissimo tempo più di 100 mila richieste e dove l’investimento più importante, dopo la ristrutturazione dello stabile, è stata la banda larga!

Questo “intreccio” di dati, a cui aggiungiamo che ben il 93% degli intervistati ha risposto di essere interessato a vivere la propria esperienza da nomade digitale con periodi di tempo variabili in piccole realtà, descrivono una tendenza futura precisa: l’Italia dei piccoli borghi e dei territori marginali (aree interne) hanno una grande opportunità di crescita e di blocco dello spopolamento proprio grazie a questo target che vede in questi luoghi: una migliore qualità della vita rispetto ai grandi centri urbani.

A questo proposito ben il 42% del campione è interessato a soggiornare in Italia per periodi che variano da 1 a 3 mesi, il 25% da 3 a 6 mesi, mentre il 20% sarebbe disposto a fermarsi anche per più tempo.

I remote worker non vivono di solo lavoro, anzi essi diventano un ottimo volano, grazie ai loro variegati interessi, per eventi culturali ed enogastronomici (circa il 55% degli intevistati) e amano le attività a contatto con la natura (51%), dove l’autenticità dell’esperienza e le caratteristiche del territorio sono le principali attrattive ricercate da ben il 40% del campione a cui si aggiungono attività di socializzazione con la comunità “ospitante, incontri con altri nomadi digitali (37%) ed attività legate al benessere personale (36%). Un ottima notizia per le strategie di marketing e promozione territoriale!

Ma chi sono questi nomadi digitali? Sorpresa: sono in prevalenza di esperti di marketing e comunicazione over 35, che si spostano con il partner!

Samuel Piana – Landexplorer

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