UE apre indagine contro Google: i contenuti media “declassati” nei risultati di ricerca
La Commissione Europea ha lanciato un’indagine contro Google per potenziale violazione del Digital Markets Act (DMA): secondo Bruxelles, il colosso tecnologico declasserebbe nei risultati di ricerca i contenuti degli editori media, penalizzando siti che includono contenuti commerciali.
Qual è il problema
- L’inchiesta si concentra sulla site reputation abuse policy di Google, ossia una politica progettata per contrastare pratiche di SEO abusive e manipolative.
- Secondo la Commissione, però, questa policy penalizza anche pratiche legittime: quando un sito di media pubblica contenuti di partner commerciali (es. articoli sponsorizzati, affiliati), questi contenuti verrebbero retrocessi o perdono visibilità nei risultati di ricerca.
- Tale declassamento potrebbe colpire direttamente il modello di business degli editori: minore visibilità significa meno traffico, meno ricavi pubblicitari o dalle affiliazioni.
Le conseguenze legali
- Se la Commissione riscontra una violazione del DMA, Google rischia sanzioni fino al 10% del suo fatturato mondiale, che possono salire al 20% in caso di recidiva.
- In casi più gravi o continuativi, la Commissione potrebbe anche imporre misure correttive strutturali, come la dismissione di parti dell’attività di Google.
- Il procedimento è già avviato ufficialmente e dovrebbe concludersi entro 12 mesi.
Le posizioni in gioco
- Commissione UE: sostiene che l’algoritmo di Google e la sua policy “abuso reputazione” violino i principi di equità, ragionevolezza e non discriminazione imposti dal DMA, penalizzando gli editori.
- Google / Alphabet: difende la sua policy come misura necessaria per proteggere gli utenti da spam, contenuti ingannevoli o siti che tentano di manipolare il ranking.
- Editori media: preoccupati. Alcuni dichiarano che il declassamento dei contenuti sponsorizzati rende insostenibile il modello di monetizzazione basato su partnership commerciali.
- Rappresentanti politici: ad esempio, il sottosegretario italiano all’Editoria Alberto Barachini ha definito l’indagine “importante” per verificare se le piattaforme digitali diano spazio all’informazione giornalistica.
Impatti sul panorama tech e mediatico
- Per gli editori: se l’accusa fosse confermata, ci potrebbe essere un grande cambiamento nel modo in cui Google indicizza contenuti sponsorizzati o commerciali. Potrebbe migliorare la visibilità per realtà editoriali che collaborano con brand, ma senza essere penalizzate.
- Per Google: un’eventuale multa o misura restrittiva potrebbe rappresentare un colpo significativo, considerando anche le altre tensioni regolatorie in Europa.
- Per il mercato digitale europeo: il caso testimonia come il DMA stia diventando uno strumento concreto per riequilibrare il rapporto tra big tech e piccoli/medi attori dell’editoria.
- Per gli utenti: la qualità dei risultati di ricerca potrebbe migliorare se Google venisse “obbligata” a trattare in modo più equo i contenuti legittimamente sponsorizzati. Ma c’è anche il rischio opposto: meno controllo sul ranking, se Google alleggerisse le sue policy anti-spam.
Perché questa indagine è strategica
- È uno dei primi test importanti dell’efficacia del DMA su Google Search, non solo su app store o pubblicità.
- Mette in luce una tensione reale nel web moderno: il bilancio tra lotta allo spam e salvaguardia della monetizzazione legittima per gli editori.
- Potenzialmente, se l’indagine si conclude con sanzioni, potrebbe ridefinire le regole del gioco per molti contenuti online, non solo per Google ma anche per altre piattaforme che fungono da “gatekeeper”.
Fonti: