
Mentre la stagione turistica estiva si chiude con un luglio-agosto sottotono e forse un settembre che andrà a recuperare arrivi e presenze mancanti, in un turbinio di dati spesso citati a caso o con basse correlazioni, molti consulenti iniziano a proporre una tema relativo alla creazione e posizionamento dei contenuti: Bisogna lavorare sulla GEO!
La GEO (Generative Engine Optimization) viene presentata come la rivoluzione imminente, la nuova frontiera per posizionare le destinazioni turistiche sui motori di ricerca, quasi a suggerire che la cara, vecchia SEO sia ormai un reperto archeologico. Ma è davvero così? La realtà è ben diversa e, a tratti, ironica: mentre il settore si lancia in questa nuova corsa all’oro, la stessa OpenAI, creatrice di ChatGPT, è impegnata ad assumere esperti SEO e SEO copywriter.
Questa mossa non è una contraddizione, ma una conferma fondamentale: l’intelligenza artificiale, lungi dal rendere obsoleta la SEO, ne sta smascherando la superficialità e le scorciatoie. La GEO non è un rimpiazzo, ma un’evoluzione che mette in luce le lacune di chi per anni ha interpretato l’ottimizzazione come un insieme di trucchi piuttosto che come una strategia di costruzione del valore.
L’idea che si possa “ottimizzare per l’AI” come se fosse un semplice aggiornamento di software è allettante, ma fallace. Promuove la falsa speranza di un nuovo set di regole da imparare per “battere” l’algoritmo. La verità è che non esiste un interruttore magico per la GEO.
L’entusiasmo per la GEO nasce da un problema radicato: per troppo tempo, una parte della SEO si è concentrata su tattiche superficiali come il keyword stuffing, la produzione di contenuti di bassa qualità ma ricchi di parole chiave e la rincorsa a backlink di dubbia provenienza. Queste pratiche, già in declino, vengono ora definitivamente smantellate dall’AI, che è in grado di comprendere e valutare la qualità, il contesto e l’autorevolezza in modo molto più sofisticato. L’AI non sta cambiando le regole del gioco; sta semplicemente costringendo tutti a giocare secondo le regole che i professionisti seri hanno sempre seguito.
Il Meccanismo del “Fan-Out”: l’AI “Premia” la Profondità
Per capire perché la SEO tradizionale di qualità sia più importante che mai, è utile comprendere come ragiona google e gli altri motori di ricerca.
Quando un utente pone una domanda complessa (es. “Quali sono le migliori spiagge per famiglie in Puglia con attività per bambini?”), l’AI non cerca una sola pagina che risponda a tutto, ma lancia una serie di ricerche in un fan-out, un vero e proprio “ventaglio” di ricerche per parole chiave e a seconda della pertinenza da un valore alle pagine trovate dando come risultato visibile all’utente una schermata di risultati più coerenti. Nel nostro esempio, il motore di ricerca scompone la domanda posta dall’utente in una serie di sotto-quesiti:
- “spiagge sicure per bambini in Puglia”
- “stabilimenti balneari con animazione in Puglia”
- “recensioni di spiagge per famiglie pugliesi”
- “attività acquatiche per bambini in Salento”
A questo punto, l’AI “apre il ventaglio”, scandagliando il web per trovare le fonti più autorevoli per ciascuna di queste micro-domande. Le risposte vengono poi sintetizzate in un unico testo coerente che ormai vediamo ad inizio prima pagina di risultato che viene definito “Ai overview”.
Cosa influenza la scelta di queste fonti iniziali? La SEO tradizionale. L’AI andrà a pescare da siti web che hanno una solida autorità sull’argomento “Puglia”, che presentano contenuti ben strutturati, che dimostrano competenza (E-E-A-T: Esperienza, Competenza, Autorevolezza, Affidabilità) e che sono tecnicamente ottimizzati per essere compresi a fondo dai crawler. Un sito superficiale che si limita a ripetere “vacanze in Puglia” non verrà mai scelto come fonte per questo processo. Al contrario, un portale turistico che ha articoli di approfondimento su ogni aspetto della vacanza in famiglia diventerà una fonte privilegiata.
Google AI Overview: Meno Traffico Inutile, Più Valore
L’introduzione della modalità AI Overview da parte di Google ha spaventato molti. È vero, fornendo una risposta diretta alla domanda dell’utente, si riduce il numero di clic verso siti puramente informativi che rispondevano a domande semplici. Se un utente chiede “Quanti abitanti ha Lecce?”, otterrà la risposta senza bisogno di visitare un’altra pagina.
Tuttavia, c’è un rovescio della medaglia estremamente positivo. I link che compaiono all’interno di questi riassunti generati dall’AI non sono casuali. Sono le fonti che Google ha ritenuto più attendibili, “solide” e autorevoli (o dove Google ha fatto delle partnership – ma non è il nostro caso) per costruire la sua risposta. Essere citati in un AI Overview è una potentissima certificazione di qualità.
Questo significa che, sebbene il traffico complessivo per query generiche possa diminuire, il traffico proveniente da un clic su una di queste fonti è altamente qualificato. L’utente che clicca non cerca una risposta rapida (che ha già avuto), ma un vero approfondimento. Per una destinazione turistica, questo è oro: non più visitatori casuali, ma utenti realmente interessati, che riconoscono il sito linkato come una fonte validata da Google stessa.
Cosa Significa per le Destinazioni Turistiche?
L’era dell’intelligenza artificiale generativa non è la fine della SEO, ma la fine della SEO mediocre. Per chi promuove una destinazione turistica, questo si traduce in un chiaro piano d’azione:
- Smettere di inseguire scorciatoie: L’idea di ottimizzare per la “GEO” con qualche nuovo trucchetto è un’illusione.
- Costruire una solida base di contenuti: Invece di una singola pagina su “cosa vedere a…”, è necessario creare un ecosistema di contenuti che copra in profondità ogni possibile domanda e nicchia (famiglie, coppie, amanti del trekking, enogastronomia, ecc.).
- Diventare l’autorità: Il sito ufficiale della destinazione deve essere la fonte più completa, affidabile e ben strutturata. Deve dimostrare esperienza reale, con guide dettagliate, itinerari, informazioni pratiche e testimonianze.
- Focalizzarsi sulla qualità tecnica: Dati strutturati (Schema.org) per hotel, eventi e ristoranti, velocità del sito e perfetta navigabilità da mobile non sono più opzionali, ma fondamentali per essere “compresi” e “scelti” dall’AI.
In conclusione, la vera “nuova frontiera” non è la GEO, ma un ritorno ai fondamentali. L’intelligenza artificiale non è un nuovo avversario da ingannare, ma uno specchio che riflette la qualità del nostro lavoro. Le destinazioni turistiche che lo capiranno e investiranno nella costruzione di una presenza digitale solida e autorevole non solo sopravvivranno, ma prospereranno, diventando le fonti fidate che sia gli utenti che le AI sceglieranno come punto di riferimento.
E voi cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti!
Samuel Piana




















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