AI e sostenibilità: “Una QUERY AI consuma 10 volte più energia di una ricerca web, ma l’AI può farci evitare milioni di tonnellate di CO2”

Up2You presenta il primo bilancio carbonico dell’intelligenza artificiale sulle imprese italiane: logistica e manifattura guidano la transizione, mentre finanza e consulenza affrontano un saldo ambientale più critico

Milano, 4 giugno 2026 – L’intelligenza artificiale può diventare una leva concreta di decarbonizzazione per le imprese italiane oppure trasformarsi in un nuovo costo ambientale nascosto. Tutto dipende da come viene utilizzata.

È questo il principale risultato del nuovo white paper realizzato da Up2You, che introduce per la prima volta il concetto di “bilancio carbonico netto dell’AI”, applicato a cinque tipologie di imprese italiane, con l’obiettivo di misurare il saldo tra le emissioni generate dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale e quelle evitate grazie all’ottimizzazione dei processi aziendali.

Secondo l’analisi, una singola query a un Large Language Model può consumare fino a dieci volte l’energia richiesta da una ricerca tradizionale sul web, mentre le emissioni globali attribuibili alla sola AI generativa sono oggi stimate tra 32 e 80 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. A ciò si aggiunge una crescita sempre più rapida dei consumi energetici dei data center, destinati potenzialmente a raddoppiare entro il 2030.

Dietro ogni interazione con un sistema AI si attiva infatti una lunga catena invisibile di processi energetici: dalla trasmissione del prompt alla rete dati, fino all’elaborazione su cluster GPU ad alta intensità computazionale ospitati nei data center. Un’infrastruttura sempre più energivora che rischia di aumentare il peso ambientale del digitale se non governata in modo strategico.

Il white paper evidenzia però come il bilancio dell’AI non sia uguale per tutti i settori. Nelle aziende logistiche e manifatturiere, dove l’intelligenza artificiale viene applicata a processi fisici ad alta intensità emissiva, il saldo risulta nettamente positivo. Tra i casi portati come esempio, un operatore di trasporto merci su strada con flotta propria e magazzini hub sul territorio nazionale, che utilizza l’AI per l’ottimizzazione delle rotte, la previsione della domanda e la gestione delle flotte, aggiungendo il monitoraggio dello stile di guida per abbattere i consumi sul singolo mezzo fino al 7-10%. Le emissioni di Scope 1, carburante bruciato dai mezzi, rappresentano la voce dominante del bilancio aziendale e l’AI incide su di esse in modo diretto e misurabile. Una riduzione del 10-15% dei chilometri percorsi a vuoto, ottenibile con sistemi di ottimizzazione delle rotte, vale per un operatore medio tra 80 e 250 tonnellate di CO₂ evitate ogni anno.

Più complesso, invece, il quadro per studi professionali, consulenza e settore finanziario, dove prevale un utilizzo “cognitivo” dell’AI, legato alla generazione di contenuti, documenti, analisi e attività di customer service. In questi casi, le emissioni generate dall’utilizzo intensivo dei modelli linguistici rischiano di superare i benefici ambientali indiretti ottenuti attraverso digitalizzazione e automazione.

Negli ultimi mesi il dibattito sull’intelligenza artificiale si è concentrato quasi esclusivamente sulle opportunità di innovazione e produttività. Oggi è necessario aggiungere un nuovo parametro: il bilancio climatico delle tecnologie che utilizziamo ogni giorno”, dichiara Alessandro Broglia, Co-Founder di Up2You. “L’AI non è intrinsecamente sostenibile o insostenibile: il vero tema è misurare il saldo netto tra le emissioni generate e quelle evitate. Le aziende che sapranno governare questo equilibrio potranno trasformare l’intelligenza artificiale in una leva concreta di competitività, efficienza e decarbonizzazione”.

Non tutta l’AI vale uguale”, prosegue Broglia. “Quando viene applicata a processi fisici come logistica, energia e produzione, il beneficio ambientale supera ampiamente il costo computazionale. Diverso il caso degli utilizzi prevalentemente cognitivi, dove il consumo energetico delle inferenze rischia di crescere più rapidamente dei vantaggi ambientali generati se usata in modo non efficace. La vera sfida non è ridurre l’uso dell’AI, ma orientarlo verso applicazioni capaci di creare un saldo positivo reale”.

L’analisi evidenzia inoltre come molte aziende italiane non abbiano ancora sviluppato strumenti adeguati per monitorare i rischi ambientali legati all’intelligenza artificiale: il 64% delle realtà analizzate non dispone di presidi attivi dedicati, mentre solo il 50% ha avviato percorsi di formazione interna sul tema.

Per evitare che la trasformazione digitale si traduca entro il 2030 in un “debito carbonico” non governato, Up2You propone una roadmap che parte dalla misurazione delle emissioni anche includendo le soluzioni basate sull’AI, per arrivare all’individuazione e prioritizzazione degli investimenti privilegiando applicazioni a saldo positivo (economico e ambientale).

Attraverso strumenti di carbon management e strategie di decarbonizzazione, Up2You supporta le organizzazioni nel calcolo delle emissioni Scope 1, 2 e 3 e nell’integrazione sostenibile dell’intelligenza artificiale, trasformando innovazione e sostenibilità in un vantaggio competitivo concreto.

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Up2You è la società benefit che rende la sostenibilità un motore di crescita per le aziende attraverso soluzioni personalizzate e strategie ESG per gestire la sostenibilità a 360°. Grazie a una piattaforma digitale proprietaria con AI integrata e la consulenza di un team altamente competente, supporta le aziende nel migliorare le performance ESG guidandole in ogni fase: dall’analisi alla formazione, fino alla pianificazione, rendicontazione e comunicazione in ambito sostenibilità.

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