Chi lascia Facebook lo fa per la privacy

“L’era della privacy è finita”aveva dichiarato qualche anno fa  Mark Zuckerberg, riferendosi al comportamento delle persone online. Certo, quella frase risuona di nuovi significati dopo il  Datagate, tanto che qualche giorno fa il fondatore di  Facebook è arrivato al punto di  sferzare l’Nsa (l’Agenzia di sicurezza nazionale americana) per aver bilanciato in modo pessimo le esigenze della sicurezza con il diritto alla riservatezza dei cittadini. Ma sorveglianza globale a parte, e malgrado la crescita continua degli iscritti alla piattaforma in blu, esistono  utenti che decidono di lasciare il social network. Perché lo fanno? Da quali motivazioni sono spinti?

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Una  nuova ricerca pubblicata sulla rivista  Cyberpsychology ha indagato la psicologia e le motivazioni di un gruppo di  300 utenti che hanno abbandonato Facebook. E la ragione principale per la fuga, conclude la ricerca, è proprio la  preoccupazione per la privacy. Non solo: emerge che a lasciare sono soprattutto maschi e che l’età media è sui 31 anni. Quindi nativi digitali che però non sono cresciuti a pane e Facebook. Ma è interessante il profilo psicologico di chi ha ripudiato il social network: oltre alle maggiori preoccupazioni per la privacy, mostrano una più  forte dipendenza dalla Rete rispetto alla media, e una più  forte coscienziosità. Come si lega tutto ciò?

I ricercatori ipotizzano che l’essere più responsabili e insieme propensi a essere spesso connessi possa essere una ragione per staccare da Facebook, in quanto percepito come doppiamente pericoloso: perché  genera dipendenza e perché  mette a rischio la privacy. Che è appunto la prima ragione per smantellare l’account per il 48,3 per cento degli utenti; seguita da una generale  insoddisfazione verso il social network (13,5 per cento); dagli  aspetti negativi delle amicizie online (12,6 per cento); e dalla sensazione di stare diventando  Facebook-dipendenti (6,0 per cento). In molti degli utenti che hanno lasciato la piattaforma, e che sono analizzati nello studio,  la preoccupazione per la privacy era tale da superare i vantaggi percepiti legati al fatto di restare iscritti.

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