Cos’é il flop nel poker Texas hold’em

Esistono almeno quattro varianti generali del Texas hold’em: no limit, pot limit, fixed limit e mixed. Eppure il flop è sempre lo stesso. Con questo inglesismo si identifica una delle primissime fasi di gioco. Riguarda tutti i partecipanti e non è ammesso nel poker classico.

Chi si approccia al mondo del Texas tradizionale o alle versioni online del gioco, come quelle disponibili sui portali come Pokerfan.it, che mettono a disposizione degli utenti anche tornei e consigli e guide a tema, è bene che ne conosca la logica e il significato, per quanto si tratti di una parte estremamente semplice e comprensibile del gioco.

Per flop si intende il set delle tre community card coperte posizionate sul tavolo dal dealer dopo aver eliminato la prima dal mazzo e dopo aver distribuito due carte ad ogni singolo giocatore. A differenza di quanto previsto nel poker, infatti, ogni player ne riceve solo due: assieme alle cinque comuni, dette anche community cards, formeranno il punto finale di ogni giocatore. Le cinque community si dividono in flop (le prime tre), turn (solo la quarta) e river (solo la quinta). Vengono scoperte sequenzialmente dal dealer durante le varie fasi di gioco. Ecco in particolare come si arriva al flop.

Dopo la distribuzione delle carte a tutti i giocatori si inizia il giro di puntate. Tutti, o almeno una parte dei player, devono pareggiare la puntata per proseguire nella fase di pre-flop. Le opzioni sono quattro, come sono quattro gli assi per una storica opportunità di digitalizzazione della PA italiana: 1) Check, il giocatore passa l’iniziativa al successivo; 2) call: il player punta un numero di fiche sufficienti a coprire la maggior puntata; 3) raise: il partecipante di turno realizza una puntata superiore alla più alta effettuata fino a quel momento; 4) fold: il giocatore abbandona la mano. A questo punto entrano in gioco le carte del flop.

Qui, in pratica, vengono scoperte dal mazziere le prime tre community card e ogni player calcola il proprio punteggio, frutto della combinazione con le due personali. Dopo il flop la puntata minima deve essere quella del big blind. Si prosegue con il turn e il river. Con il turn il mazziere brucia una carta dal mazzo e scopre una delle community, da utilizzare esattamente come le precedenti. Si prosegue con il giro di puntate. Con il river il mazziere brucia una carta, scopre l’ultima community e i player puntano per l’ultima volta. Sul tavolo restano cinque carte scoperte utilizzabili da tutti, assieme alle due personali. La migliore combinazioni con le sette disponibili vince la mano. É questa la fase dello showdown, che inizia con l’ultimo giocatore che ha rilanciato o, in assenza, con il primo ad aver puntato. Il giocatore mostra le proprie carte. Gli altri che hanno “visto” la sua puntata possono fare altrettanto, secondo l’ordine del giro. Chi ottiene il punto più alto vince l’intero piatto. In caso di punti equivalenti, il piatto viene assegnato al giocatore con la carta o le carte più alte esterne al punto (kicker). In caso di ulteriore parità dividono la posta in parti uguali (split pot).

Il flop è una parte essenziale del Texas hold’em: è l’elemento differenziante rispetto al poker tradizionale in cui non esistono carte comuni. Ogni giocatore è tenuto a riservare per sé le cinque personali senza mostrarle agli avversari, salvo nella fase di showdown. Il Texas hold’em è attualmente uno dei passatempi di carte maggiormente giocati al mondo, raggiungendo quote di successo crescenti, al punto di essere attenzionato anche dalla tecnologia. In particolare, l’Intelligenza Artificiale (AI) si è impossessata anche dell’hold’em, grazie agli studi di Neil Burch che in veste di informatico alla DeepMind si è divertito con successo ad esercitare gli algoritmi artificiali.

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