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Il Computer sulla luna

Il Computer sulla luna 1

Il sedici Luglio 1969, alle ore 8.32, gli astronauti Neil Armstrong, Michael Collins ed Edwin Aldrin partirono dalla Florida (Kennedy Space Center), per compiere quattro giorni dopo lo sbarco sulla Luna, seguito in diretta dalle televisioni di tutto il mondo.

Dalla Preistoria al webAlle 19.28 di domenica 20 luglio 1969, ebbe inizio anche un’altra grande avventura, quella della diretta più lunga affrontata dalla televisione italiana, venticinque ore di diretta condotte da Tito Stagno, Andrea Barbato e Piero Forcella, per raccontare agli italiani lo sbarco sulla luna. Secondo un recente sondaggio online di Focus (mensile di attualità, scienza e sociologia), l’allunaggio, insieme all’attentato alle Torri Gemelle, è stato l’evento mediatico che maggiormente ha lasciato un segno nella memoria degli italiani.

Per la “telecronaca del secolo”, ogni sede Rai aveva giornalisti, ospiti, programmi speciali, numerosi collegamenti con la sede centrale per un totale di duecento persone impiegate, tra cronisti, tecnici e operai e mezzo migliaio di invitati.

Anche la televisione, sia pure giovane, entra nell’era spaziale”.

Aveva detto tempo dopo Andrea Barbato:

In pochi mesi, sotto i nostri occhi, la tecnica dell’informazione è stata rivoluzionata e il linguaggio televisivo ha subito mutamenti irreversibili”.

Quando Neil Armstrong, toccò per la prima volta il suolo lunare esclamò la famosissima frase: “Un piccolo passo per un uomo, un balzo gigantesco per tutta l’umanità”, la sua esclamazione venne ascoltata da milioni di telespettatori in tutto il mondo incollati davanti ai televisori.

Le immagini del “nuovo mondo” trasmesse dai centri spaziali di Houston e Cape Kennedy erano emozionanti, i presentatori nascondevano a fatica l’emozione e non mancò un momento di tensione in studio.

Tra l’incertezza delle trasmissioni dell’epoca e il tentativo di rubare la scena, Tito Stagno anticipò di qualche secondo, con l’ormai storico “ha toccato”, il primo passo di Neil Armstrong, facendo andare su tutte le furie il corrispondente dagli Usa, che poco dopo replicò con un “ha toccato in questo momento”. La tensione si sciolse con un applauso dallo studio di Roma, condiviso anche da Tito Stagno.

Tratto dall’Articolo a commento del video dello sbarco sulla luna (diretta RAI del 1969 pubblicato sul sito www.telvideo.rai.it).

In quell’emozionante video, è stato “catturato” uno dei momenti più brillanti della storia delle conquiste scientifiche.

Ora, quando si tratta questo argomento in tutti noi, nemmeno tanto celata, nasce l’ipotesi “complottista”, cioè quella corrente di pensiero, sostenuta per altro da molteplici fonti anche autorevoli, secondo cui lo sbarco sulla luna non sia mai avvenuto realmente, ma sia stata una ben architettata messa in scena, la cui regia sarebbe addirittura stata magistralmente diretta in studio dal regista Stanley Kubrick.

Come ben potrete immaginare, non sapremo mai (probabilmente), se i fautori del complotto abbiano ragione, o se la missione ci sia effettivamente stata.

La domanda ricorrente, a cui vorrei tentare di rispondere, in linea con l’argomento che stiamo trattando è la seguente:

Che tecnologia era presente a bordo dei moduli lunari che hanno caratterizzato la missione Apollo? Ovvero, con che computer siamo andati sulla luna?

Se della missione dell’Apollo 11, sappiamo praticamente tutto, (Ci basta fare un giro su YouTube per guardare i video dell’epoca, fare un giro sul web, o sfogliare un’enciclopedia per trovare dettagliati resoconti sullo svolgimento della missione), decisamente meno nota è la storia di una scatola di settanta chilogrammi di circuiti integrati e del pannello di controllo ad essa collegato, che rappresentò una vera e propria ancora di salvezza per gli astronauti che sono scesi sulla superficie lunare.

Dalla Preistoria al webPer rispondere alla domanda che ci siamo posti poc’anzi, dobbiamo, ancora una volta, tirare in ballo quei pazzi scatenati del MIT, che realizzarono il progetto dell’Apollo Guidance Computer, abbreviato in AGC. Il progetto venne realizzato sotto la guida di Charles Stark Draper (il “padre” dei sistemi di navigazione inerziali), in collaborazione con Raytheon (un’importante azienda statunitense nel settore della difesa e leader mondiale nella produzione di missili guidati, aerei e radar), e con la stretta supervisione della NASA. Nel progetto furono utilizzati circa quattromila circuiti integrati discreti che vennero prodotti dalla Fairchild Semiconductor.

Il MIT (massachusetts institute of technology), come abbiamo già visto nei capitoli precedenti è sempre stato un punto di incontro per menti brillanti e giusto per non tradire la sua fama, fu anche sede di lavoro dei più grandi esperti al mondo in materia di orientamento e di controllo, qui erano già stati sviluppati i programmi di orientamento per i missili Polaris e Poseidon.

Fino a quel momento, tutti i calcoli per le equazioni del moto di questi sistemi erano stati eseguiti da computer analogici, ma nell’aprile del 1961, la NASA commissionò al proprio MIT lo studio di fattibilità per un sistema di controllo digitale che sarebbe stato utilizzato per il programma Apollo.

Il lavoro sull’Apollo si rivelò una vera sfida, al momento della firma del contratto, le specifiche non erano ben definite e non lo furono fino al tardo 1962. Il progetto era ambizioso, e forse azzardato, tanto che anni dopo Eldon Hall, lead designer della AGC, (l’uomo che alla fine degli anni ‘50 aveva ideato un computer per sonde destinate a fotografare Marte), affermò che:

Se i progettisti avessero saputo allora quello che scoprirono più tardi, o avessero avuto l’insieme completo delle specifiche… avrebbero probabilmente concluso che non c’era soluzione con la tecnologia disponibile.”

L’AGC era basato su una unità di calcolo da 2 MHz di velocità di clock, le memorie erano a nuclei di ferrite, di 2 Kwords di memoria RAM e circa trenta Kwords di memoria ROM. Quest’ultima conteneva, principalmente, dati e programmi ed era multitasking, in grado di eseguire fino a otto programmi contemporaneamente.

Ne furono installati due, uno a bordo del “Columbia”, il modulo di Comando, e uno all’interno del LEM, (Lunar Excursion Module), il modulo di allunaggio chiamato “Eagle”, che venne usato per le manovre di atterraggio e di decollo dal suolo lunare.

L’interfaccia utente di AGC, chiamata DSKY. Aveva una serie di indicatori luminosi, display e una tastiera numerica.

I comandi venivano inseriti utilizzando una sintassi abbastanza semplificata basata su gruppi di tre numeri. In pratica, tramite una tastiera gli astronauti davano gli ordini semplicemente inserendo una sequenza di tre numeri (il comando da eseguire) e poi una seconda ed eventualmente una terza serie di dati (che indicava la modalità con la quale il comando doveva essere eseguito).

Va detto anche che sia gli astronauti, che il centro di controllo, così come tutti i piloti del tempo, non abbandonarono totalmente l’utilizzo degli affidabili “Regoli calcolatori”, per i calcoli necessari durante la missione. In particolare, furono utilizzati dei regoli Pickett, e quelli prodotti per le missioni Apollo riportavano sulla scatola un adesivo che ne celebrava l’evento.

Il programma Apollo fu una sfida tecnica e manageriale tremenda per la NASA.

IBM rivesDalla Preistoria al Webtì un ruolo importante sia durante la missione che per quanto riguardava la strumentazione tecnica da terra, mettendo a disposizione 3500 impiegati. Il Goddard Space Flight Center utilizzava un IBM System/360 Model 75.

Ma IBM ebbe un ruolo fondamentale anche a bordo del mezzo di trasporto, progettando e costruendo il sistema di guida che integrava componenti creati oltre che da IBM stessa, anche da altre sessanta società.

Il Saturn V è stato l’oggetto più grande mai fatto volare dall’uomo, alto più di 110 metri e largo 10, e con una massa totale superiore a 3000 tonnellate, era paragonabile per stazza ad una “nave volante”.

Quando veniva lanciato dal Cape Kennedy, generava piccole scosse sismiche percepibili dagli spettatori fino a cinque chilometri di distanza, ma che potevano essere rilevate dai sismografi in tutto il paese.

Dalla Preistoria al webA causa della grande quantità di carburante che era in grado di contenere, veniva considerato di fatto una “bomba” e solo gli astronauti potevano entrare nel raggio dei tre chilometri attorno alla piattaforma di lancio. Se qualcosa fosse andato storto, chi si fosse trovato vicino avrebbe potuto subire gravi lesioni all’udito, oltre che rischiare di essere colpito dai detriti dell’esplosione.

L’Apollo Guidance Computer, fu l’esito della fruttuosa e ben finanziata collaborazione delle migliori menti del MIT e della Nasa, risultò essere un progetto assolutamente significativo, tanto da segnare un punto di non ritorno nella storia della tecnologia.


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Il Computer sulla luna 2

 

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Daniele Bottoni
Digitalizzatore "Socio-simpatico" e consulente informatico. Da qualche anno ho iniziato ad occuparmi di Marketing Digitale (leadweb.it). Uno dei miei interessi è la Storia della Tecnologia, ed in particolare dell'informatica, argomento sul quale ho scritto 2 libri. Sono convinto che conoscere le incredibili storie che stanno alla base dell'avvento dei computer e le vicende dei loro creatori possano essere di aiuto alla crescita della consapevolezza nell'utilizzo di tutti gli strumenti.
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