Quelli che finanziano le startup, investono in innovazione, premiano le idee e cercano di farle diventare imprese. Sono pochi ma esistono e resistono, anche in Italia, che nella speciale classifica europea degli investimenti in startup occupa – purtroppo, ma senza sorprendere – gli ultimi posti. Fondi di venture capital e business angel, finita la sbornia da bolla dei primi anni Duemila che ha visto nascere e morire operatori a decine, cercano con attenzione l’occasione. “Aspettiamo sempre di ricevere la mail giusta, basta un contatto informale per iniziare a valutare un investimento”, dicono all’unisono quelli del settore, che ci tengono a marcare la distanza dal formalismo in doppiopetto dei banchieri.
Nel 2012 sulle startup sono arrivati 80 milioni di euro circa: pochi rispetto ai parametri europei e americani. Ma non vale comunque la pena provarci? “Certo, ma bisogna bussare preparati. Tanto per iniziare, non basta una bella idea. Non si finanziano idee ma imprese, un team attrattivo, dei modelli sostenibili e già sperimentati altrove. Per trovare finanziamenti ci vogliono grandi ambizioni, scale dimensionali e investimenti importanti: quando si lancia una startup, l’obiettivo dev’essere quello di farsi comprare da Google. Serve insomma la capacità di parlare da subito la lingua dei grandi investitori internazionali, visto che qui i grandi gruppi non ci sono o quelli che ci sono non fanno niente… Da questo punto di vista, quando mi arrivano proposte di investimento, guardo subito alla possibilità di raccontare la storia fuori dai nostri confini”.
Quindi gente fatevi avanti che se l’idea scotta è facile diventare grandi!!











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