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Il monitoraggio delle prestazioni delle applicazioni cloud-native richiede un nuovo approccio

Il monitoraggio delle prestazioni delle applicazioni cloud-native richiede un nuovo approccio 1

Recentemente Ovum ha pubblicato il suo primo Market Radar focalizzato sul Cloud-native Application Performance Management, realizzato e scritto da Michael Azoff, Principal Analyst. Ovum descrive lo sviluppo cloud-native come “La nuova ondata di architettura dei microservizi e containerizzazione” e afferma: “Questo approccio ha uno dei tassi di adozione più rapidi di qualsiasi nuova tecnologia a cui abbiamo mai assistito”.

Che cosa sta causando questo rapido cambiamento nell’architettura delle applicazioni?

Le applicazioni sono la nuova frontiera su cui le imprese competono. Se non si offrono le caratteristiche e le funzionalità desiderate dagli utenti, ci sarà un concorrente o un nuovo arrivato che lo farà. Per questo motivo, le aziende stanno cercando di accelerare lo sviluppo e la disponibilità di nuove applicazioni e funzionalità per anticipare o tenere il passo con i competitor.

Le applicazioni realizzate utilizzando microservizi e container offrono ai team di sviluppo maggiore flessibilità e accelerano la velocità di distribuzione (quando si utilizzano modalità operative agili e DevOps) poiché ciascun componente dell’applicazione è indipendente e connesso solo tramite API.

Aziende come Amazon, Google e Netflix (gli inventori originali di molte di queste tecnologie) introducono migliaia di cambiamenti al giorno usando queste tecnologie. E poiché i componenti sono indipendenti, parti specifiche dell’applicazione possono scalare in base alle esigenze per soddisfare la domanda dei consumatori.

Flessibilità e velocità sono fondamentali, ma qual è il lato negativo?

Il rovescio della medaglia della flessibilità e della velocità che si possono ottenere con lo sviluppo cloud-native è l’aumento del livello di complessità. Ora esistono team di sviluppo indipendenti focalizzati su componenti specifici che introducono modifiche al codice, in parallelo con altri team, alle applicazione aziendali live. I microservizi funzionano in centinaia, se non migliaia, di container distribuiti su più host che possono o meno essere nello stesso data center. L’ambiente è altamente dinamico e progettato per scalare su richiesta, causando l’avvio e lo spegnimento dei container, a volte solo per pochi secondi.

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Per avere un’idea di queste situazioni, l’immagine seguente è un esempio di un ambiente di un cliente Dynatrace che esamina il livello dei servizi.

Un approccio completamente nuovo all’APM”

Questa complessità costituisce “una seria sfida in termini di gestione delle prestazioni e richiede un approccio completamente nuovo all’APM”, afferma Michael Azoff.

Azoff è convinto che “l’APM è essenziale per gestire la complessità dell’ambiente cloud-native”. E che “la nuova generazione di soluzioni APM sta affrontando questa sfida con una gamma di tecnologie in grado di ridurre la complessità di tracing distribuito, raccolta e analisi delle metriche di serie temporali, monitoraggio della salute e delle transazioni di container/microservizi”.

Prosegue dicendo: “Per qualsiasi organizzazione che si impegna a creare sistemi cloud nativi, queste soluzioni APM cloud-native saranno essenziali per fornire occhi e orecchie in grado di captare gli insiemi altamente complessi di messaggi che fluiscono tra i microservizi”.

Il rapporto mette in luce una serie di tecnologie chiave presenti nella “Nuova generazione di soluzioni APM” che aiutano a rispondere alle sfide imposte dalle applicazioni native cloud. Queste tecnologie includono automazione, intelligenza artificiale (o apprendimento automatico), analisi in tempo reale e tracing distribuito, solo per citarne alcuni.

C’è un ottimo grafico nel rapporto (vedi sotto) che copre lo stack tecnologico cloud-native rispetto a uno stack monolitico e dove l’APM tradizionale differisce e si interseca con l’APM cloud-native.

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Il rapporto offre anche una serie di raccomandazioni per le imprese. Fornisce inoltre una panoramica e un’analisi completa delle caratteristiche chiave e delle capacità necessarie in una soluzione APM cloud-native, spiegando perché ciascuna di esse è importante. Infine esamina vari fornitori APM rispetto a queste funzionalità e fornisce la mappa Ovum Rainbow per l’APM cloud-native 2017-2018.

Scott Kelly, Product Marketing Manager di Dynatrace.

 



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Massimo Uccelli
Fondatore e admin. Appassionato di comunicazione e brand reputation. Con Consulenze Leali mi occupo dei piccoli e grandi problemi quotidiani delle PMI.
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