Debutto ieri in Texas per la nuova generazione del sistema Starship: booster Super Heavy V3, Ship riprogettata, motori Raptor 3 e una nuova rampa di lancio. Il test ha mostrato progressi concreti, ma anche limiti ancora aperti.
Il dodicesimo volo di prova di Starship ha segnato una tappa cruciale per SpaceX: per la prima volta hanno volato insieme il nuovo booster V3 e la nuova Ship V3. Il volo non è stato perfetto, soprattutto nella fase di rientro del booster, ma ha confermato che la nuova architettura del veicolo è più matura, più potente e più vicina a un impiego operativo.
Ieri SpaceX ha portato in volo per la prima volta la nuova versione di Starship, la V3, nel corso del dodicesimo test integrato del programma. Il lancio è avvenuto da Starbase, in Texas, ed è stato un debutto importante non soltanto perché ha inaugurato una nuova configurazione del razzo, ma anche perché ha introdotto contemporaneamente diversi elementi inediti: il booster Super Heavy V3, la Ship V3, i motori Raptor 3 e la nuova rampa Pad 2. Si tratta, di fatto, della prima vera versione “di nuova generazione” del sistema dopo le difficoltà e i limiti emersi con i prototipi V2.
Le modifiche al booster Super Heavy sono tra le più evidenti e significative. La novità visiva principale riguarda le grid fin, passate da quattro a tre, ma rese circa il 50% più grandi e più robuste. Non è un dettaglio estetico: SpaceX ha scelto questa soluzione per migliorare il controllo aerodinamico e, allo stesso tempo, proteggere meglio la struttura durante le fasi più critiche del volo. Le pinne sono state infatti abbassate di posizione per ridurre l’esposizione al calore generato durante l’hot-staging, cioè la separazione “a caldo” tra booster e Ship. Inoltre, parte dei meccanismi di attuazione e supporto è stata spostata all’interno del serbatoio principale, in modo da migliorare protezione e affidabilità.
Sempre sul booster, SpaceX ha introdotto un nuovo hot stage integrato al posto della soluzione precedente, che prevedeva un elemento d’interstadio monouso. È una modifica importante perché punta a semplificare la struttura e a renderla più coerente con l’idea di riutilizzo rapido del sistema. Anche il tubo di trasferimento del carburante verso i 33 motori è stato ridisegnato completamente: secondo l’azienda, il nuovo sistema consente accensioni simultanee più rapide e manovre di flip più affidabili. A questo si aggiungono una protezione termica posteriore ripensata, la rimozione delle grandi schermature individuali dei motori e la separazione dei punti di quick disconnect, per aumentare ridondanza e robustezza nei collegamenti tra razzo e infrastruttura di terra.
Anche la Ship V3 è molto diversa rispetto alle versioni precedenti. SpaceX parla di una riprogettazione completa del sistema di propulsione, con un nuovo metodo di accensione dei Raptor, serbatoi di propellente più grandi e un controllo d’assetto migliorato. Nella sezione posteriore, i sistemi fluidici ed elettrici sono stati riorganizzati per eliminare volumi inutili e ridurre il rischio che eventuali perdite di propellente possano accumularsi in zone critiche. Inoltre, il sistema di attuazione dei flap è stato semplificato: da due attuatori per flap si passa a un solo attuatore con tre motori, una scelta che dovrebbe migliorare la ridondanza e ridurre massa e costi.
La nuova Ship guarda però anche alle missioni future. Il meccanismo di rilascio dei satelliti Starlink è stato velocizzato con nuovi attuatori e inverter, mentre la nave integra ora quattro docking drogues e connessioni dedicate al trasferimento di propellente tra Starship. Sono aggiornamenti che vanno oltre il semplice test suborbitale di ieri: servono a preparare il veicolo a permanenze più lunghe nello spazio, a manovre di rifornimento in orbita e, più avanti, alle missioni lunari e marziane che SpaceX continua a indicare come obiettivo finale del programma.
Un capitolo a parte meritano i motori Raptor 3, che rappresentano uno dei maggiori salti tecnologici della V3. SpaceX dichiara un aumento di spinta sia per i motori sea-level sia per quelli vacuum, oltre a una riduzione di massa e a una maggiore integrazione dei sistemi di controllo e protezione termica. In sostanza, i Raptor 3 sono pensati per essere più potenti, più puliti nel design e più adatti a sostenere il ritmo di utilizzo necessario a un sistema veramente riutilizzabile. È una delle ragioni per cui questo volo è stato osservato con particolare attenzione: il comportamento dei nuovi motori è un indicatore diretto della maturità del progetto.
Quanto al volo, il decollo è avvenuto regolarmente e il booster ha acceso tutti e 33 i motori Raptor 3, anche se uno di essi si è spento durante la salita. Nonostante l’anomalia, il primo stadio ha completato con successo la fase iniziale di ascesa e la separazione a caldo con la Ship è avvenuta come previsto. I problemi sono emersi poco dopo: il booster non è riuscito ad accendere tutti i motori previsti per il boostback burn, ha eseguito una manovra soltanto parziale e, successivamente, ha tentato il landing burn prima di finire con un hard splashdown nel Golfo. In altre parole, il Super Heavy non ha concluso il rientro in modo pienamente controllato.
La Ship, invece, ha offerto i segnali più incoraggianti del test. Anche qui si è verificata un’anomalia, con la perdita di un motore vacuum durante l’ascesa, ma il veicolo ha dimostrato la capacità di compensare il guasto e di raggiungere comunque la traiettoria prevista. Nella fase di coast ha dispiegato con successo 20 simulatori Starlink e due satelliti modificati destinati a riprendere il veicolo in volo. Successivamente è rientrata nell’atmosfera, ha raccolto dati sul comportamento dello scudo termico e della struttura, ha eseguito manovre pensate per stressare i flap posteriori e ha completato la sequenza finale di landing flip, landing burn e splashdown nell’Oceano Indiano. Secondo la cronaca di Space.com, la nave è poi esplosa dopo l’ammaraggio, ma il profilo di missione principale è stato sostanzialmente completato.
Il bilancio finale è quindi duplice. Da un lato, il booster ha mostrato che c’è ancora lavoro da fare sulla sequenza di rientro e sulle riaccensioni multiple dei motori. Dall’altro, la Ship V3 ha dimostrato una capacità di sopravvivenza e di esecuzione del profilo di volo superiore rispetto a diversi test precedenti. Per SpaceX è un passo avanti concreto: non ancora il volo “pulito” che trasformerebbe Starship in un sistema pienamente credibile per missioni operative, ma abbastanza per dire che la V3 segna davvero un cambio di fase nel programma.












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