Vacanze pianificate con AI? Sì, ma solo se sai cosa chiedere

Il 57% dei viaggiatori sogna itinerari sorprendenti e poco battuti suggeriti dall’AI, ma il 49% teme informazioni non corrette. Per trasformare una risposta automatica in un viaggio davvero su misura, servono domande precise, dati aggiornati e controllo umano

Fino a poco tempo fa i viaggiatori che pianificavano una vacanza si dividevano in due gruppi: chi entrava in agenzia viaggi e chi preferiva il fai-da-te, con settimane fatte di ricerche, confronti, recensioni lette e link salvati.  Oggi, sempre più spesso, tutto comincia con una domanda a ChatGPT, Gemini o Claude: “suggeriscimi un hotel tranquillo, vicino al Colosseo, adatto a un weekend in coppia e non troppo turistico”.

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano, 1 viaggiatore italiano su 3 usa strumenti di AI generativa per definire itinerari e cercare esperienze, e l’85% di chi li utilizza li considera utili o fondamentali. Google Trends segnala un incremento del 300% nell’interesse per “AI travel assistant” tra aprile e giugno 2026.

Dall’aspettativa alla realtà: l’AI è davvero affidabile?

La promessa dei motori di risposta AI è semplice e molto attraente: meno tempo perso a confrontare opzioni, più suggerimenti già ordinati in base a gusti, budget, date, posizione e stile di viaggio. Un approccio più personalizzato, che trasforma l’AI in un consulente pronto ad esaudire la richiesta di esperienze di viaggio uniche.

Secondo le Travel Predictions 2026 di Booking.com, il 57% dei viaggiatori immagina proprio questo: “delegare all’Intelligenza artificiale la pianificazione di unitinerario di viaggio sorprendente e poco battuto, che sia in linea con i propri desideri”.

Tuttavia, non sempre il risultato corrisponde alle aspettative. Un itinerario generato in pochi secondi può sembrare perfetto, ma basarsi su informazioni non aggiornate, distanze sottostimate, prezzi non più validi o descrizioni troppo generiche. A livello globale, c’è preoccupazione per la correttezza delle informazioni fornite dagli strumenti di intelligenza artificiale, il 24% afferma che viene presentata una scelta troppo vasta e che le opzioni significative per il proprio viaggio non sono sufficienti.

L’AI può ridurre drasticamente il tempo necessario per scegliere una meta, confrontare strutture e costruire itinerari. Ma la qualità del risultato dipende da tre fattori: dati, prompt ben formulati e controllo umano”, spiega Luca Rodella, CEO di Smartness, piattaforma tecnologica per l’ospitalità che integra intelligenza artificiale e automazione per supportare hotel e strutture ricettive. “Senza questi elementi, il rischio è ricevere suggerimenti apparentemente personalizzati, ma in realtà omologati, incompleti o costruiti su aspettative irrealistiche”.

 

Come scrivere un prompt di viaggio efficace in 3 semplici mosse

Per ottenere risposte più utili, non basta indicare destinazione e date: l’AI funziona meglio quando riceve un contesto simile a quello che si darebbe a un consulente di viaggio: chi parte, con quale budget, con che ritmo, quali esperienze interessano davvero e quali invece si vogliono evitare.

La base per un prompt più efficace potrebbe partire così: “Agisci come un consulente di viaggio. Siamo due persone, vogliamo passare tre giorni a Roma dal 10 al 12 luglio, budget massimo 300 euro a notte per l’hotel, arriveremo in treno, preferiamo zone centrali ma non troppo caotiche di sera, ci interessano ristoranti locali, musei e vogliamo spostarci a piedi. Prima di suggerire hotel o attività, indicami quali informazioni potrebbero non essere aggiornate e cosa devo verificare prima di prenotare”.

La differenza sta nei dettagli che si aggiungono. Raccontare viaggi già fatti e spiegare cosa è piaciuto o meno, riportare recensioni personali di hotel o esperienze passate, specificare quanto si è disposti a camminare o se si hanno esigenze alimentari particolari può cambiare radicalmente la qualità della risposta.

Allo stesso tempo, la verifica umana resta essenziale: prezzi, disponibilità, orari di apertura, distanze reali, condizioni di cancellazione e recensioni recenti andrebbero sempre controllati prima di prenotare.

L’hotel giusto? Non basta essere online, bisogna essere rilevanti

Questa trasformazione riguarda anche hotel e case vacanza. Se i viaggiatori iniziano a scoprire strutture ricettive e itinerari attraverso risposte generate dall’AI, non basta più essere presenti online o ben posizionati su Google: bisogna offrire informazioni chiare, coerenti e aggiornate, abbastanza specifiche da permettere ai nuovi motori di risposta di interpretare correttamente l’offerta.

È il principio alla base della GEO (Generative Engine Optimization), l’approccio che ormai affianca la SEO tradizionale: fare in modo che contenuti, dati e fonti digitali aiutino strumenti come ChatGPT, Gemini o Perplexity a capire quando e perché una struttura può essere consigliata.

Per una struttura ricettiva, significa passare da descrizioni generiche a informazioni davvero utili per chi deve scegliere. Non basta dire “posizione strategica” o “atmosfera accogliente”: contano indicazioni concrete su quartiere, distanze, collegamenti o servizi per famiglie. Sono questi elementi ad aiutare l’AI a capire quando una struttura è davvero adatta a un certo tipo di viaggiatore.

“L’intelligenza artificiale non funziona come una bacchetta magica: funziona quando ha dati affidabili, obiettivi chiari e una supervisione strategica. Vale per un viaggiatore che chiede un itinerario, ma vale anche per un hotel che usa l’AI per definire i prezzi o aumentare la propria visibilità. La tecnologia può ridurre il lavoro manuale e accelerare le decisioni, ma bisogna dedicargli attenzione perché le aspettative corrispondano alla realtà”, ”, conclude Luca Rodella.

Smartness

Fondata in Trentino nel 2020 con il software di dynamic pricing Smartpricing, Smartness è oggi una delle realtà SaaS B2B in più rapida crescita nell’hospitality europea, come riconosciuto dalla classifica Sifted 250. Con oltre 5.000 clienti in 41 Paesi, è diventata il partner operativo di riferimento per albergatori e property manager. La sua scalabilità ha attratto investitori internazionali: nel 2026 ha chiuso un round da 47 milioni di euro guidato da United Ventures e CDP Venture Capital, con la partecipazione dell’investitore esistente Partech. Tra gli investitori presenti nei round precedenti figurano anche Techshop, i founder di Bending Spoons, Azimut e Rialto. L’azienda conta 160 dipendenti in 7 Paesi e investe ogni anno più di 170.000 euro in welfare e formazione

Translate »