Burnout in aumento: le best practice di CoachHub per ridurre lo stress e promuovere il benessere in azienda 1

Burnout in aumento: le best practice di CoachHub per ridurre lo stress e promuovere il benessere in azienda

“Sono in burnout”: è questa la frase che sempre più spesso i manager si sentono ripetere dai propri collaboratori. Un lavoratore italiano su 2 denuncia, infatti, malessere psicologico sul lavoro e ben il 49% degli under 34 si è dimesso almeno una volta per preservare la propria salute mentale (dati Doxa). Come emerge da una ricerca Bain & Company, la generazione più colpita da burnout è proprio quella degli under 35: i giovani lavoratori italiani risultano essere i più stressati in Europa e fra i più stressati a livello globale dopo giapponesi e brasiliani.

Secondo CoachHub, la più grande realtà d’Europa specializzata nel coaching digitale, per uscire da questa impasse è indispensabile che i responsabili aziendali imparino a riconoscere i sintomi del burnout e, al tempo stesso, insegnino ai propri collaboratori a prendersi cura di sé: dalla salute delle persone dipende, infatti, la salute del business.

Mancanza di energie e spossatezza; atteggiamento negativo, cinico o distaccato nei confronti del lavoro e calo di produttività: sono questi secondo l’OMS i principali sintomi dello stress da lavoro-correlato. Ovviamente, tutto questo può avere anche molte altre cause e spesso non è facile individuarne l’esatta origine. Ecco perché sono fondamentali azioni mirate per rilevare tempestivamente situazioni di potenziale burnout che rischiano altrimenti di essere trascurate e di degenerare. Tra le più efficaci vi sono, ad esempio, i sondaggi condotti in forma anonima per identificare trend e anomalie, i programmi personalizzati volti ad aumentare il benessere nei luoghi di lavoro o, ancora, i colloqui individuali tra dipendenti e manager.

Individuare le prime avvisaglie del burnout, risalire alle cause e preparare adeguatamente le persone a gestire le proprie difficoltà ha vantaggi tangibili non solo a livello individuale, ma anche per l’azienda in generale. Gli esperti di CoachHub hanno, perciò, individuato tre best practice che le organizzazioni dovrebbero seguire in caso di burnout dei propri collaboratori.

1. Mantenere i buoni propositi

Riconoscere i sintomi del burnout e capirne le cause è un conto; porvi rimedio è un altro. Se la soluzione viene percepita come dannosa per gli interessi del business, i vertici aziendali potrebbero anche non essere in grado di implementarla. Tuttavia, una delle cose peggiori che un’azienda può fare nel tentativo di risolvere il problema del burnout (oltre naturalmente a ignorarlo del tutto) è dichiarare la propria volontà di cercare soluzioni e poi non metterle in atto.

2. Coinvolgere le persone

Le aziende devono affrontare la questione del burnout partendo dal presupposto che “c’è sempre qualcosa che si può fare”. Il primo passo è sensibilizzare sul tema i propri collaboratori a ogni livello e definire le strategie più valide per affrontare eventuali situazioni di burnout. Ma, soprattutto, è essenziale coinvolgere i dipendenti. La mancanza di partecipazione nel decision making è una delle maggiori cause di stress sul lavoro. Il semplice fatto di coinvolgere le persone nella ricerca di una soluzione è, di per sé, un potente antidoto al problema che si vuole risolvere.

3. Promuovere il benessere e la salute mentale negli ambienti di lavoro

È ampiamente dimostrato che le emozioni positive migliorano il livello di coinvolgimento, la produttività e la crescita delle persone negli ambienti di lavoro. Secondo Gallup, una work experience positiva incide, infatti, da 2,5 a 3 volte di più sul benessere generale della persona rispetto al semplice numero di ore in cui lavora. Tra le tante possibilità per promuovere il benessere e la salute mentale negli ambienti di lavoro, una delle opzioni più proficue è rappresentata dal coaching.

Come rilevato dal report  Total Economic Impact (TEI), commissionato da CoachHub e realizzato da Forrester Consulting, il coaching aiuta le persone a sviluppare un atteggiamento positivo grazie all’autoconsapevolezza e alla cura del proprio benessere mentale, che portano a sentirsi più responsabili, resilienti e sicuri nell’affrontare gli alti e bassi che inevitabilmente si incontrano in ogni settore. Non a caso, 8 partecipanti su 10 di un corso di digital coaching CoachHub Wellbeing hanno dichiarato di aver nettamente ridotto i propri livelli di stress grazie al percorso intrapreso.

CoachHub

CoachHub è la piattaforma leader globale per lo sviluppo dei talenti che permette alle organizzazioni di creare programmi di coaching personalizzati, misurabili e scalabili per l’intera forza lavoro, indipendentemente dal reparto e dal livello di anzianità. Così facendo, le organizzazioni sono in grado di beneficiare di una moltitudine di vantaggi, tra cui maggiore coinvolgimento dei dipendenti, aumento dei livelli di produttività, miglioramento delle performance lavorative e fidelizzazione.

Il pool globale di coach di CoachHub include oltre 3.500 business coach certificati in 90 paesi in sei continenti, con sessioni di coaching disponibili in più di 60 lingue, per oltre 500 clienti. I programmi di CoachHub sono basati sulla ricerca e sullo sviluppo avanzati del nostro Coaching Lab, guidato dal Prof. Jonathan Passmore, e dal nostro Comitato Scientifico. CoachHub vanta il sostegno di importanti investitori del settore tecnologico, inclusi Sofina, SoftBank Vision Fund 2, Molten Ventures, Speedinvest, HV Capital, Signals Venture Capital, Silicon Valley Bank/SVB Capital, Partech. A settembre 2021, CoachHub ha acquisito MoovOne, pioniere francese del coaching digitale, e a febbraio 2022 la divisione dedicata al coaching di Klaiton Austria, con l’obiettivo di creare un’unica realtà dedicata alla democratizzazione del coaching.

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